Chiesa. Il Vaticano scomunica i lefebvriani del riminese don Davide Pagliarani

Rimini
  • 02 luglio 2026

Il Vaticano ha decretato la scomunica dei lefebvriani del riminese don Davide Pagliarani. Il provvedimento era atteso dopo che l’1 luglio presso il Seminario San Pio X di Écône, in Svizzera, sono state celebrate le consacrazioni di quattro nuovi vescovi senza il mandato di Papa Leone XIV. Un atto formale di disobbedienza che fa scattare l’automatica scomunica latae sententiae per gli ordinanti e i neo-consacrati.

Al vertice di questa nuova frattura c’è un protagonista legato a doppio filo alla Romagna: don Davide Pagliarani, 55 anni, originario di Santa Giustina di Rimini e Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che - come riportato dai media nazionali - all’inizio della liturgia ha affermato: «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa». Aggiungendo poi: «Riteniamo che eventuali pene o censure contro questo atto non abbiano nessun valore».

La cerimonia

Una cerimonia in diretta streaming e alla quale hanno preso parte migliaia di persone, che a un certo punto ha visto scendere un diluvio. Fenomeno piuttosto frequente sulle Alpi ma che nella giornata di ieri qualcuno ha letto come un segnale divino. Nel pomeriggio di ieri una nota ufficiale della Casa Generalizia della Fraternità è poi tornata sul senso di quanto avvenuto. Il testo, intriso di un linguaggio formale ma fermissimo, descrive l’evento. Nel documento ufficiale emerge con forza la linea difensiva che il Superiore riminese e i suoi collaboratori hanno opposto all’ultimatum vaticano. La Fraternità dichiara di «rammaricarsi sinceramente» che, a causa di «circostanze eccezionali», l’ordinazione sia avvenuta senza l’autorizzazione del Papa, ma scaglia un preciso atto d’accusa politico-diplomatico contro la linea impressa da Roma: si deplora, infatti, «in particolare che al Superiore generale della Fraternità non sia stata concessa la possibilità di incontrare personalmente Sua Santità il Papa Leone XIV, al fine di esporgli filialmente i gravi motivi che rendevano necessaria questa cerimonia». Un mancato faccia a faccia che, secondo la Fraternità, ha chiuso i ponti a ogni possibile mediazione dell’ultima ora.

Nonostante la gravità della sanzione canonica comminata dalla Santa Sede, che considera l’atto una ferita profonda alla comunione ecclesiale, il tono che giunge dalla Svizzera è di aperta esultanza: «La profonda gioia che queste consacrazioni episcopali ispirano non può tuttavia essere offuscata», prosegue la nota, definendo il dono dei quattro nuovi presuli «una grazia grandissima per la Fraternità stessa e per tutta la Chiesa», indispensabile per garantire «la salvaguardia del sacro patrimonio della Tradizione».

La comunità lefebvriana di Rimini

Mentre il Vaticano e il Dicastero per la Dottrina della Fede guidato dal cardinale Fernández si preparano a gestire le pesantissime conseguenze canoniche dell’evento, la vicenda assume riflessi immediati anche sul nostro territorio. Rimini si scopre improvvisamente epicentro locale di una frattura teologica globale. Non solo perché il leader spirituale che ha controfirmato la scelta di Écône è cresciuto nelle parrocchie della provincia riminese, ma anche perché la reazione all’avvenuto scisma passerà inevitabilmente per le realtà locali della Fraternità, a partire dal Priorato Madonna di Loreto di Spadarolo, guidato da don Ludovico Sentagne, ex superiore nazionale del distretto italiano. D’ora in poi, per i fedeli tradizionalisti riminesi e per l’intera Diocesi, si apre un tempo inedito e incerto, ma al momento sulla vicenda la Chiesa locale ha preferito non esprimersi, con il vescovo di Rimini, Niccolò Anselmi, accodato alle posizioni espresse dal Vaticano.

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