Chiesa. Il riminese don Davide Pagliarani davanti al bivio dello scisma

Mentre il mondo cattolico trattiene il fiato guardando verso Écône, la piccola località svizzera che da oggi potrebbe diventare teatro di uno scisma religioso, il cuore della tensione coinvolge anche la Romagna. La Fraternità sacerdotale San Pio X (guidata dal sacerdote riminese Davide Pagliarani, superiore generale della congregazione dal 2018, e presente con priorati anche a Spadarolo) si prepara oggi a una serie di consacrazioni episcopali che Papa Leone XIV - atteso proprio a Rimini il 22 agosto - ha definito, in un drammatico appello inviato nelle scorse ore, «un atto scismatico che lacera la tunica inconsutile di Cristo».

Chi è don Davide Pagliarani

Originario di Santa Giustina, Pagliarani è l’uomo che dal 2018 guida la realtà tradizionalista fondata da Marcel François Lefebvre. La sua figura è nota alle cronache locali fin dai tempi del suo percorso seminariale e del primo ministero esercitato proprio nelle parrocchie romagnole, prima che la sua carriera lo portasse a Singapore, in Argentina e infine al vertice di una congregazione che conta circa mezzo milione di fedeli nel mondo. Quella che fino a pochi anni fa appariva come la parabola di un professionista del clero partito dalla provincia italiana verso incarichi di rilievo globale, si è trasformata oggi in una vicenda di portata teologica ed ecclesiastica senza precedenti.

La Fraternità San Pio X ha ribadito la propria posizione attraverso i propri canali ufficiali, sottolineando che la scelta di procedere con le consacrazioni dei vescovi - senza il mandato pontificio - è dettata da uno stato di «necessità». Secondo la lettura fornita dai vertici della Fraternità, la Chiesa attraversa una crisi dottrinale profonda, innescata dalle riforme seguite al Concilio Vaticano II; in quest’ottica, l’ordinazione dei nuovi presuli viene presentata come l’unico strumento possibile per garantire la sopravvivenza della fede cattolica secondo la Tradizione.

La risposta di Roma

Il Vaticano, tuttavia, ha risposto con fermezza. L’invito del Pontefice alla vigilia del possibile scisma a «tornare sui propri passi» non è solo un ammonimento formale, ma l’ultima apertura prima che la scomunica latae sententiae diventi il sigillo formale di una separazione insanabile. Il cardinale Fernandez, in linea con le direttive papali, ha sottolineato l’assoluta invalidità e illiceità canonica di un atto che, privo del placet del successore di Pietro, pone automaticamente chi lo compie al di fuori della comunione ecclesiale.

In questo scenario, don Davide Pagliarani si conferma un leader dalla condotta coerente e rigorosa, qualità che i suoi conoscenti riminesi ricordano sin dagli anni della sua formazione locale. Pagliarani, 55 anni, ha sempre coniugato una ferrea aderenza alla dottrina tradizionalista con una capacità di gestione amministrativa di alto livello, doti che gli hanno permesso di mantenere la Fraternità coesa durante gli anni complessi del suo mandato. Tuttavia, la responsabilità che grava sulle sue spalle nelle prossime ore supera ogni precedente sfida.

La replica di Pagliarani

Nella sua accorata missiva a Papa Leone XIV, don Davide Pagliarani ha respinto con fermezza l’ipotesi di una rottura, rivendicando al contrario un desiderio profondo di servire la Chiesa.

«Lungi da noi l’idea di separarci dalla Chiesa Romana», scrive il superiore riminese. Richiamando il Pontefice a un paziente discernimento, Pagliarani chiede che non si giunga a una decisione irreversibile: «Non pensa che forse questo Suo stesso atteggiamento, di cui apprezzo la sollecitudine, sia la prova che la Fraternità non sia scismatica né ostile alla Chiesa?». Il sacerdote affida infine l’esito di questa crisi all’intercessione della Santa dei casi impossibili: «Da tanto tempo, sin da prima della Sua elezione, prego Santa Rita per la questione attuale: ho visto un segno di speranza nell’elezione di un papa agostiniano. Sono sicuro che la Santa interverrà. Non è mai troppo tardi».

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