Ravenna, l’assassinio di Ilenia Fabbri: i contatti tra Nanni e Barbieri iniziarono nel 2019

Le perquisizioni nell’autofficina di Claudio Nanni, dove furono rinvenuti due trolley, una vanga e due tanichette di acido. La comparazione dei tabulati telefonici e dei contatti tra il meccanico faentino 55enne e l’amico 53enne reggiano Pierluigi Barbieri. Le analisi della polizia Scientifica sulle tracce rinvenute nella casa di via Corbara 4 a Faenza, dove Ilenia Fabbri fu assassinata la mattina del 6 febbraio 2021, e nell’auto usata dal killer per spostarsi dal Piacentino nella città manfreda. Sono alcuni dei punti toccati nell’udienza iniziata questa mattina in corte d’assise a Ravenna per l’omicidio della 46enne, che vede i due uomini accusati in qualità di mandante e sicario del delitto.

Contatti tra Nanni e Barbieri già nel 2019

Fra i primi a deporre, l’ispettore superiore Danilo Morelli ha riferito dei sopralluoghi effettuati l’11 febbraio, pochi giorni dopo l’assassinio di Ilenia. Ma soprattutto quello del 17 marzo, dopo l’arresto di entrambi gli indagati, quando, sulla base della confessione di Barbieri, furono rinvenute nel magazzino dell’autofficina di via Forlivese le due valige contenenti il trolley, la vanga e le due tanichette di acido, che il sicario avrebbe dovuto utilizzare nei primi tentativi di uccidere l’ex moglie di Nanni.
L’accordo per “fare fuori” la 46enne sarebbe provato – secondo il pm Angela Scorza – anche dai numerosi contatti tra i due uomini, risalenti addirittura al 2019 e intensificatisi nella seconda metà del 2020 e nel gennaio del 2021. Il sostituto commissario Giuseppe Barillari li ha incrociati con le celle telefoniche e le telecamere di sicurezza posizionate nel tragitto tra Faenza e Rubiera, luogo di residenza del 53enne. Dopo una serie di presunti incontri, interpretati dalla Procura come appuntamenti per effettuare sopralluoghi e prendere accordi, si arriva alla mattina del 6 febbraio. Barbieri attiva il telefono alle 3 di notte. E’ a casa sua. Alle 3.58 aggancia la cella di Bologna, poi spegne il cellulare. Lo riaccenderà solo alle 10.34, quando nei pressi della propria abitazione. La Toyota Yaris nella sua disponibilità, tuttavia, viene immortalata lungo il tragitto verso casa della vittima. Proprio l’auto del sicario è stata oggetto dei rilievi della polizia scientifica di Roma, risultata come ripulita secondo le analisi riferite dal direttore tecnico superiore Daniela Scimmi. L’accertamento è stato allargato al coltello utilizzato per uccidere Ilenia e al manico di martello ritrovato lungo l’autostrada oltre un mese dopo il delitto. Nessuna traccia del dna del killer.

Mai oltre i 110 all’ora

Ricostruita anche la velocità della vettura del meccanico in autostrada, la mattina dell’omicidio. Quando la figlia Arianna, con lui in auto verso la Lombardia, fu avvisata dalla fidanzatina (rimasta a dormire nella sua camera da letto) della presenza di un intruso e dell’aggressione in corso, non superò mai la velocità dei 110 chilometri orari tornando da Imola verso Faenza.

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