Marina piange Leda, creò il bar Timone insieme al marito Remigio

RAVENNA – Il suo sorriso e la sua gentilezza avevano continuato ad allietare le giornate dei clienti fino a non troppo tempo fa al bar Timone di Marina di Ravenna, da molti conosciuto come “da Remigio” perché era stato Remigio Civenni ad aprirlo insieme alla moglie, Leda Marchetti che se ne è andata a 87 anni lasciando due figli, Umberto e Lara, e una nipotina. Sono loro, ora, a portare avanti la tradizione di famiglia in quel locale iconico che – come tutti – aspetta la riapertura in questi tempi difficili. Con Leda Marchetti, Marina di Ravenna perde in pochi giorni un altro pezzo di quella generazione di imprenditori che ne ha segnato la fisionomia dagli anni Sessanta in poi: il 19 aprile è morto Ambrogio Carnevali, fondatore dell’omonimo cantiere navale, mentre è di pochi giorni fa la dipartita di Nello Panzavolta, storico bagnino che realizzò uno degli stabilimenti più amati.

Remigio è morto alla fine del 2013. Il suo sguardo buono e la barba che spuntavano dal balcone in un bar da marinai sono una della icone della Marina della seconda metà del Novecento. Leda però non era solo la “moglie di Remigio”. Era stata lei, anzi, a volere con tutte le sue forze il bar e a battere anche uno dei mostri italici per eccellenza: la burocrazia. Un retroscena rivelato in questi giorni dolorosi dal figlio Umberto sulla propria pagina Fb lo testimonia: “Nei primi anni ’60 mio padre aveva perso il lavoro e provò ad andare a lavorare all’estero, il sogno dei miei genitori era riuscire ad aprire un bar, ma per motivi burocratici e vari le cose non riuscivano a partire, Remigio si trovava in Sudafrica e si era inserito abbastanza bene da voler farci trasferire tutti là. ma la mamma era resistente e non intendeva abbandonare il suo sogno, così finalmente, un giorno arrivarono i permessi per costruire”.

Un sogno che, anche nell’Italia di più di cinquant’anni fa, rischiava di essere frenato dalla carte bollate: “Aiutata da mio nonno e dagli zii – racconta ancora il figlio – e facendo anche il muratore con un po’ di mattoni per far il banco e qualche vetrata il bar era costruito, mancavano e tardavano ad arrivare alcuni documenti per la licenza, impantanata per qualche strano motivo sulla scrivania di qualche passacarte. Dopo giorni e giorni di attesa con il rischio di perdere la stagione estiva la mattina del 4 Agosto 1967 mia mamma andò in prefettura e si sedette davanti all’ufficio dell’allora Prefetto per aver finalmente l’agognata licenza. Seppur recalcitrante il Prefetto alla fine ascoltò le lamentele ed i documenti necessari saltarono fuori all’improvviso. Tornata da Ravenna alle 14.00 si precipitò al bar e lo aprì. Quello che per tutti poi sarebbe diventato il Bar Remigio era e sarebbe sempre stato il Bar Timone di Marchetti Leda”. Nella foto che pubblichiamo, condivisa nella pagina Fb del locale, Remigio e Leda sono sorridenti dietro il bancone del bar tanto desiderato.

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