Test sierologici, “positivi in quarantena” e in tanti ci ripensano

RAVENNA – La Regione ha sbloccato le procedure per l’effettuazione dei test sierologici sui privati cittadini. La svolta è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri con la presentazione della delibera. Chi effettuerà il test dovrà seguire un percorso che impone, tra le altre cose, la quarantena per coloro che risultino positivi. Per loro infatti si renderà necessario un tampone di verifica. La precauzione voluta dalla Regione eviterà che eventuali asintomatici possano diffondere il contagio.

Dal “voglio il test” al dietrofront

L’ipotesi di una quarantena sta però disincentivando molti di coloro che nei giorni precedenti si sono attivati per sottoporsi all’analisi. Le persone chiedono tempi certi per l’eventuale tampone. «A queste condizioni non so se procederò con l’esame – racconta Giorgio (nome di fantasia, ndr). Io sono in cerca degli anticorpi nel mio sangue – dice – e non di un’altra quarantena che chissà quando potrebbe prolungarsi. Mi chiedo chi potrà garantire che il tampone sarà effettuato in tempi ragionevoli. A queste condizioni, pur avendo già in mano la ricetta, non so che fare, potrei anche rinunciare all’esame. La procedura corretta sarebbe fare il test sierologico e in caso di positività effettuare immediatamente il tampone, magari nello stesso ambulatorio. In questo modo si accorcerebbero i tempi» Giacomo è della stessa idea: «Mi stavo attivando col medico curante per fare il sierologico – dice – ma a queste condizioni sono in difficoltà. Sono appena tornato al lavoro e non posso rischiare una nuova quarantena. Dovrebbero creare un percorso certo».

Le rassicurazioni sui tempi

A rassicurare sulla rapidità dell’effettuazione dei tamponi è la direttrice del Dipartimento di Salute pubblica dell’Ausl Romagna, Raffaella Angelini: «Alle condizioni attuali siamo in grado di effettuare il tampone nel giorno stesso in cui riceviamo la segnalazione e nell’arco di 24 ore arriverà il risultato». La direttrice aggiunge che i test sierologici possono rappresentare un’arma in più nella lotta per arginare il covid-19, ma a differenza del tampone non sono uno strumento diagnostico: «Gli esami sierologici sono molto utili per le indagini epidemiologiche e l’Ausl da tempo effettua un testing, a intervalli regolari, sui propri dipendenti. Torno però a fare una raccomandazione. Siamo infatti preoccupati del fatto che coloro che risultino positivi al test sierologico si possano considerare immuni. Questa è una falsa convinzione. La medicina non sa quanto siano efficaci questi anticorpi ed eventualmente per quanto tempo. Tutti dobbiamo quindi proseguire nel rispetto delle regole per evitare i contagi, nessuno escluso».

Molte aziende hanno iniziato

Come anticipato nei giorni scorsi dal Corriere Romagna, il centro Fisios di Ravenna ha avviato i prelievi per gli esami sierologici per conto dell’ambulatorio centrale autorizzato Synlab Med di Faenza. «Molte aziende hanno scelto di effettuare test a tappeto per i loro lavoratori e da questa mattina (ieri per chi legge ndr) siamo operativi – commenta Luciano Ferretti, titolare del laboratorio –. Nel caso un lavoratore risulti positivo andrà in isolamento e scatteranno le procedure previste. Questi test risultano decisivi per individuare eventuali asintomatici».
Test quantitativi e qualitativi. I

test sierologici sono di due tipi: qualitativi e quantitativi. I primi verificano se la persona ha prodotto anticorpi e quindi è entrata in contatto con il virus, i secondi individuano le quantità di anticorpi prodotti. «Eseguiamo i test di tipo qualitativo che individuano le immunoglobuline IgM e le IgG presenti nel sangue – spiega Ferretti –. Se una persona risulta positiva alle IgG significa che ha avuto un contatto con il virus. Se un individuo è positivo alle Igm significa che il virus è attivo. I test rappresentano un’opportunità di sorveglianza della popolazione e sono utili per prevenire contagi». Ferretti sottolinea però l’attuale difficoltà a trovare reagenti di secondo livello, necessari per le indagini quantitative: «Per questi tipi di test saremo pronti tra 8-10 giorni – conclude Ferretti – perché al momento non abbiamo i reagenti. Siamo in attesa della fornitura».

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