Addio a Roberto Lunadei, l’anima gentile del paddock dei motori

L’ultima soddisfazione era stata recente, recentissima, con il proprio pilota Senna Agius in pole a Buriram in Moto2, ma un tragico appuntamento con il destino ci ha portato via Roberto Lunadei. Ieri, sulla Marecchiese, in sella ad una Ktm, l’apprezzato meccanico ed ex pilota del motomondiale ha trovato la morte in uno scontro con un altro veicolo. Roberto, nato il 25 settembre del 1983, aveva ereditato la passione per “è mutor” dal padre Ottavio, meccanico con le quattro ruote, ed aveva iniziato una carriera sportiva con le due, dimostrandosi veloce e rivestendo spesso il doppio ruolo di meccanico-pilota. Un ragazzo gentile e sempre disponibile, che era un piacere incontrare nel paddock del motomondiale per scambiare quattro chiacchiere e un saluto. Era stato bravo come pilota, Roby, arrivando a giocarsi varie wild card nel mondiale Supersport con il suo ultimo team il 44Racing, dopo vari campionati monomarca. L’avvio della carriera con il Bike Racing, dopo i challenge monomarca, poi stagioni nella Stock 600, nella Stock 1000 e nel CIV Supersport. Fra gli avversari locali con cui si è gustato belle sfide in pista, Massimo Roccoli, William De Angelis e Danilo Marrancone. Era stato ancora più bravo da meccanico, con il suo stile preciso e misurato: prima il Gas Racing di Rimini e il Vft di San Clemente fra le derivate di serie, poi il Tasca Racing, l’Italtrans con cui aveva vinto il mondiale nel 2020 con Enea Bastianini e l’Intact Dynavolt in Moto2, sempre dietro a quei propulsori da 600cc che gli avevano dato tante soddisfazioni da pilota. Lunadei lascia una figlia adolescente e una compagna, oltre ad una famiglia affranta e tantissimi amici nel paddock Tricolore e in quello mondiale. Ciao Roby.

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