Siccità a Ravenna: “Senza il Cer paura per la biodiversità”

Nel territorio ravennate la risalita del cuneo salino è frenata dagli sbarramenti lungo i fiumi: sul Lamone c’è la barriera del Carrarino, all’altezza di San Romualdo, sul Canale Destra Reno la protezione è all’altezza di Mandriole e i Fiumi Uniti sono protetti dalla chiusa Rasponi. «La situazione è molto diversa rispetto al corso del fiume Po, dove il cuneo salino è riuscito a risalire per molti chilometri mettendo in difficoltà anche l’agricoltura – spiega Massimiliano Costa, direttore del Parco del Delta del Po –. Le correnti del grande fiume sono più difficili da contrastare, servirebbero opere imponenti. Viceversa, nel Ravennate abbiamo strutture che proteggono i fiumi e con essi l’attività degli agricoltori che non potrebbero irrigare se ci fosse un’alta concentrazione di sale nell’acqua. Il rischio di rimanere all’asciutto non è però scongiurato; se il livello dei fiumi dovesse scendere ulteriormente, le pompe rischierebbero di non riuscire ad attingere».

L’altro problema è l’intrusione salina nei terreni: «Il fenomeno è in espansione e raggiunge zone sempre più lontane dalla costa – spiega il direttore del parco –; per fortuna tra l’acqua salata e la superficie c’è uno strato anche di acqua dolce che però con questi forti periodi di siccità è destinato ad assottigliarsi».

Oltre che per l’agricoltura, la siccità e le alte temperature rappresentano un problema anche per i delicati ecosistemi del Parco del Delta: «L’intero sistema è in sofferenza: prati, boschi, dune – spiega Costa –. Tra gli animali sono soprattutto gli anfibi a risentirne. Sono abituati a vivere e a riprodursi in specchi d’acqua che in condizioni normali non evaporerebbero. Quest’anno, purtroppo, gli anfibi in molti casi hanno perso le uova e i girini. In questo modo viene meno la biodiversità. Le piante e gli insetti sono indicatori eccezionali dei cambiamenti. A tutela delle nostre zone umide siamo riusciti a contrastare gli effetti della siccità grazie agli apporti del Cer. Abbiamo alimentato le zone umide prelevando l’acqua a ridosso della costa, quando ormai non può più essere destinata all’agricoltura e si perderebbe in mare. In questo modo siamo riusciti a garantire l’acqua alla valle della Canna; in questo momento ci sono 40 centimetri d’acqua, circa 10 centimetri in più rispetto all’anno scorso. I colleghi del Comune tengono la situazione monitorata quotidianamente, controllano il livello dell’acqua e l’eventuale presenza di animali in difficoltà. Qualora dovessero presentarsi tracce di botulino, interverremo con estrema celerità contando anche sul fatto che la stagione riproduttiva è giunta praticamente a termine». Costa sottolinea che in questi giorni sono iniziate le operazioni per asciugare Punta Alberete: «Si tratta di un’azione fondamentale – spiega Costa – per salvare gli alberi che hanno bisogno di almeno 3-4 mesi all’asciutto».

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