Si è concluso con una condanna di 1 anno e 4 mesi il processo a carico di un 33enne, accusato di aggressione ai danni della sua compagna e di resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo, che era già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, è stato riconosciuto colpevole per le lesioni inflitte alla donna durante la festa di matrimonio di suo fratello. Un episodio di violenza che, tra l’altro, ha scosso i presenti e richiesto anche l’intervento delle forze dell’ordine per mettere in salvo la compagna.
Savignano, compagna aggredita al matrimonio al fratello: condannato 33enne
L’episodio
Il fatto risale a qualche settimana fa. In un locale delle colline di Calisese che ospitava un ricevimento nuziale, il 33enne avrebbe aggredito la compagna per motivi di gelosia. Stando alle ricostruzioni, l’alterco sarebbe degenerato in una violenta aggressione fisica, culminata con le lesioni riportate dalla donna, la quale è stata in seguito medicata e dimessa con una prognosi di 10 giorni. L’imputato si era già presentato in aula sostenendo di non ricordare nulla. La tesi sostenuta dalla difesa è che al momento dell’episodio l’uomo è andato in “black out” a causa del mix tra l’uso di uno psicofarmaco e l’alcol.
La tesi difensiva
Ieri mattina, l’imputato si è presentato di nuovo davanti alla giudice Ramona Bizzarri difeso dall’avvocato Alessandro Pierotti del foro di Rimini. Il legale della difesa ha richiesto la messa alla prova, che avrebbe offerto al 33enne la possibilità di evitare la condanna rispettando un programma che avrebbe incluso attività come lavori di pubblica utilità e un percorso per uomini maltrattanti della durata di un anno. La giudice ha respinto la richiesta e l’avvocato Pierotti, insieme al suo assistito, ha scelto la formula del rito abbreviato. La pm Marina Tambini ha richiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi. Una pena ritenuta dalla difesa spropositata «perché andrebbe ad aggravare un problema già esistente e non si inserisce in un percorso riparativo, in quanto l’uomo si è già mostrato pentito dell’accaduto ed è pronto a rimettersi in discussione».
La dichiarazione
Lo stesso 33enne ha voluto rilasciare una dichiarazione spontanea nella quale ha sottolineato come, nonostante i domiciliari, il rapporto tra lui e la compagna sia proseguito anche nei giorni successivi ai fatti. La giudice, dopo essersi riunita in camera di consiglio per esaminare le prove e la posizione dell’imputato, ha emesso la sentenza di condanna. La pena inflitta tiene conto della gravità dei fatti accaduti durante il ricevimento di nozze del fratello e il 33enne dovrà rispondere in un procedimento a parte anche per l’accusa di maltrattamenti a seguito della denuncia della compagna, con cui ha convissuto per un paio di anni.