Sardine a Imola, intervista a Mattia Santori

Sardine a Imola, intervista a Mattia Santori
Mattia Santori in piazza a Imola (foto mmph)

Tutti gli diranno che la piazza è difficile. Imola lo è certamente, non tanto per il fresco passaggio di Salvini accolto ventiquattro ore prima con molto calore dalla stessa piazza, forse più per le recenti vicissitudini amministrative e politiche che ora costringono la città al commissariamento.
Conosci Imola, cosa pensi di quello che è successo qua?
«A Imola ci lavoro ogni tanto e ho seguito le vicende. È chiaro che la cattiva politica, o la confusione politica, crea dei vuoti che vengono riempiti dal primo che arriva e questa è una tattica che ad esempio Salvini ha usato molto bene in questi anni. Basta pensare anche che oggi c’è un sacco di gente che si sente rappresentata dalle sardine, per far capire come ci sia esigenze di riempire un vuoto. Altri ci arrivano più velocemente perché riempire la pancia è più facile che riempire i cervelli».
Quindi il meccanismo è lo stesso. Allora è più voglia di sentire qualcosa di diverso o fame di punti di riferimento?
«A Bologna è scattata la magia quanto tutti hanno visto la foto di quella piazza e hanno visto Salvini asfaltato nei numeri, nei contenuti, nella gratuità, in un secondo tutta Italia si è resa conto che una alternativa esisteva. La gente aveva voglia di tornare in piazza, intanto per esprimere uno stile diverso. Sul web tutti i contenuti sono tutti manipolabili, l’unico modo per non avere filtri è quindi essere in piazza. Come fai a sminuirla? Non basta più una scemenza».
Su di te ora c’è un carico notevole.
«Su di noi. È chiaro che c’era bisogno di un volto per il movimento che già è molto fluido. Ma io rappresento una squadra che a sua volta rappresenta un fenomeno nazionale che si sta organizzando. A Roma ci distribuiremo un po’ di compiti comunicativi e sarà più facile esprimersi come gruppo e non solo come individui».
Vivete le stesse dinamiche dei 5 stelle appena nati, più o meno.
«In parte sì, ma la nostra fortuna è che non rifiutando le persone che hanno fatto politica in passato, abbiamo fra di noi anche persone capaci, che sanno parlare, affrontare i giornalisti. Se sapremo selezionare i nostri rappresentanti saremo molto più forti di quello che era il Movimento 5 stelle all’inizio».
Sta nascendo una struttura.
«Però non per diventare un partito, ma la struttura di un corpo sociale che vorrebbe rimanere presente e non aspettare i prossimi 30 anni per difendere e riaffermare certi principi».
Cosa succederà da qui al 26 gennaio e dopo?
«A Roma il 15 al primo coordinamento annunceremo un percorso, che però sarà molto più lento di quello che la gente si aspetta. Ora l’obiettivo è l’Emilia Romagna da qua non ci muoviamo fino al 26 gennaio perché non siamo disposti a perdere questa terra per il primo che arriva con uno slogan».
E se succedesse?
«Non sappiamo se siamo arrivati in tempo, però siamo arrivati prima della fine».

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