Nadia Rossi spara ad alzo zero su Emma Petitti e Alberto Vanni Lazzari. La consigliera regionale del Pd usa parole molto forti contro la “fuga in avanti” di Emma Petitti che si è candidata a sindaca di Rimini. Ma ne ha anche per il segretario comunale del Partito democratico Alberto Vanni Lazzari, che ieri aveva difeso la candidatura di Petitti, che accusa di essere “di parte e non più figura di garanzia”. Al contrario, il segretario provinciale Filippo Sacchetti aveva bocciato le modalità con cui si è candidata Emma Petitti: “Ha voltato le spalle al partito”.

Ecco la nota di Nadia Rossi.

“In una fase storica in cui la parola d’ordine ad ogni livello istituzionale è unità, in cui si cerca la condivisione per attraversare con meno contraccolpi possibili una pandemia che sta portando allo stremo il sistema sanitario nazionale e l’economia del Paese, assistiamo attoniti ad una fuga in avanti francamente evitabile. Non entro nel merito della candidatura di Emma, non è questo il tema. Anche perché, se sorprendono modi e tempi, non sorprende certo la sua disponibilità a candidarsi per la guida della città di Rimini. Ciò che invece è francamente disturbante è notare come si sia palesemente ignorato il percorso stabilito attraverso gli organismi previsti da Statuto per arrivare il più possibile coesi ad un appuntamento cruciale come le amministrative del 2021 nel capoluogo. La direzione comunale riminese aveva condiviso l’opportunità di un confronto allargato per delineare il programma di mandato e solo successivamente individuare la figura o le figure che più lo incarnano. Dopodiché, si era deciso di procedere con la necessaria condivisione con le possibili forze alleate prima delle consultazioni nei circoli e infine delineare una candidata o un candidato. Una road map che oggi è carta straccia. Con questi presupposti, ci si aspetterebbe da parte di chi ha la responsabilità di rappresentare il partito una levata di scudi o quanto meno parole di stigmatizzazione per quella che, comunque la si pensi, rappresenta una forzatura. Al contrario, da Vanni Lazzari non solo non è stata sollevata alcuna perplessità, ma pare essere arrivata, invece, una sorta di benedizione o perlomeno un “liberi tutti” palesemente in contrasto rispetto a quanto gli iscritti avevano condiviso. Il Segretario di un partito deve essere garante della pluralità che compone la comunità di cui è portavoce e non capoclaque di una tifoseria. E lo deve essere ancor più nel momento in cui vengono disattese quelle regole di cui, in un recente passato, lo stesso segretario comunale si era fatto paladino. Evidentemente queste regole non valgono per tutti. Se già in occasione delle regionali non era stata nascosta una certa partigianeria, oggi è chiaro a tutti che il segretario comunale non interpreta più quella figura di garanzia che dovrebbe rappresentare e di cui il Pd ha bisogno”.

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