Rimini, la morte di Marco Galvani e gli odiatori dei social, la famiglia sporge denuncia: “Internet non è una zona franca”

Rimini
  • 17 settembre 2026

Lunedì 29 giugno un tragico incidente in monopattino ha finito col costare la vita all’albergatore riminese Marco Galvani. A tutela della reputazione e della memoria di un padre e marito: la famiglia si è affidata agli avvocati Alessandro Pierotti e Ettore Coppola contro gli “odiatori del web”.

A seguito dell’incidente sulla Statale Adriatica in cui ha perso la vita il noto albergatore, la compagna e il figlio si sono attivati per tutelare il buon nome, la memoria e la dignità del congiunto, duramente colpiti da una campagna di insulti e messaggi diffamatori apparsi sui social network. “Le indagini - spiegano i legali in una nota - volte ad accertare l’effettiva dinamica del sinistro e le relative responsabilità sono attualmente in corso da parte delle autorità competenti. Nessuno, pertanto, può arrogarsi il diritto di sostituirsi agli organi inquirenti o elevarsi a giudice senza conoscere i fatti reali e le circostanze che hanno portato alla tragica scomparsa dell’uomo. Nel momento più doloroso e drammatico della loro vita — mentre l’albergatore lottava sul letto di morte e subito dopo il decesso — i familiari, incluso il figlioletto, si sono trovati costretti a leggere commenti inaccettabili pubblicati su Facebook da decine di utenti, in molti casi residenti a Rimini. La disperazione e le lacrime hanno dovuto cedere il passo allo sgomento di fronte a svariate decine di osservazioni diffamatorie, attacchi personali e, in alcuni casi, veri e propri auspici che l’epilogo dell’incidente fosse fatale”.

L’avvocato Alessandro Pierotti sottolinea: “Dal punto di vista giuridico, è fondamentale ribadire che Internet non è una zona franca. La diffamazione commessa a mezzo social network riveste una gravità equiparata, se non superiore, a quella tradizionale, poiché la rete amplifica esponenzialmente la portata e la diffusione del messaggio lesivo. La pubblicazione di un post o di un commento offensivo su una bacheca pubblica o in un gruppo rende la condotta accessibile a un numero indeterminato di persone, configurando l’offesa pubblica. La giurisprudenza ha ormai molto ben chiarito che pubblicare un insulto online equivale giuridicamente a pronunciarlo in una pubblica piazza. Gli autori di tali condotte incorrono nelle medesime responsabilità civili (risarcimento dei danni morali e materiali) e penali. A seguito della denuncia presentata presso la Procura della Repubblica di Rimini, si auspica che gli inquirenti possano identificare gli autori dei contenuti diffamatori (alcuni sono già stati individuati), al fine di tutelare nelle opportune sedi giudiziarie i diritti della famiglia Galvani e ristabilire la verità e la giustizia per una morte che merita rispetto e non cinismo mediatico”.

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