Un caldissimo 31 agosto, con temperature massime che ieri in Romagna hanno raggiunto anche i 36 gradi, ha sancito la chiusura dell’estate meteorologica più calda da quando esistono le rilevazioni. A certificarlo è Pierluigi Randi, presidente dell’Associazione meteorologi professionisti: «Siamo arrivati al termine di questa estate - commenta -. È stata estenuante. In Romagna spesso ci siamo trovati al limite dell’invivibilità. Sono tanti gli episodi che mi hanno colpito. Nella prima decade di agosto, a Faenza la media delle temperature massime è stata di 38,5 gradi. Uno scenario simile lo potevamo immaginare nell’entroterra libico negli anni Sessanta e Settanta. La giornata più sofferta dell’estate è invece stata recente: il 28 agosto, quando la temperatura di rugiada si è collocata tra i 29 e i 28 gradi. La scienza ci dice che, superati i 27 gradi, la situazione comincia a essere pericolosa per la salute. Infine, un altro elemento da tenere a mente è che, ancora una volta, l’acqua superficiale del mare Adriatico ha superato i 30 gradi. È come avere una pistola carica puntata su di noi. Finché domina l’alta pressione tutto bene, ma quando arriveranno le prime perturbazioni le conseguenze potrebbero essere molto serie. Quello che è successo a Cremona è un monito da tenere presente».
Estate rovente in Romagna, battuto il record del 2003: “Triplicate le notti tropicali”
- 01 settembre 2026
Un decimo di grado in più
La fotografia tracciata da Randi si fonda su elaborazioni e numeri. Partiamo dal dato che incorona il 2026 come l’estate più calda di sempre: in Romagna la temperatura media di giugno, luglio e agosto è stata di 26,8 gradi, contro i 26,7 del 2003. «Noi meteorologi pensavamo che il 2003 fosse un’estate a sé e che simili condizioni si sarebbe ripresentate a distanza di almeno un secolo. Siamo stati smentiti dai fatti dopo appena 23 anni e dopo estati comunque molto calde e vicine a quella del 2003. Vivere in Romagna nel periodo estivo è diventato un problema per la salute, ma anche per settori come l’agricoltura e il turismo. Diversi albergatori hanno testimoniato il fatto che le persone, nelle ore più calde, preferivano rimanere in albergo con l’aria condizionata rinunciando ad attività all’aria aperta».
Un altro elemento su cui riflettere sono le notti tropicali, quelle in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi, registrate nei centri urbani: «I dati mostrano un’impennata delle serate in cui è stato difficile dormire. Su un totale di 92 giornate, le notti tropicali sono state 63 a Faenza, 67 a Ravenna, 65 a Forlì, 68 a Cesena e 79 a Rimini. Nell’arco di quasi mezzo secolo il loro numero è triplicato. Negli anni Ottanta, la media era di 22. È evidente che ci troviamo in una nuova realtà e questi cambiamenti sono avvenuti con una velocità sorprendente».
L’analisi dettagliata di Randi evidenzia che il mese più anomalo è stato giugno, con una temperatura media superiore di 4,1 gradi alla norma; c’è poi stato luglio con un +2,5 gradi e infine un caldissimo agosto con un’anomalia di +3,8 gradi. «Dal punto di vista delle precipitazioni – commenta ancora il meteorologo - si registra un deficit contenuto, che si aggira attorno al 15% con luglio più piovoso del normale. In tre mesi sono caduti in tutto 116,7 millimetri di pioggia. Abbiamo affrontato un’estate più calda che secca».
Infine, uno sguardo su cosa ci attende nei prossimi giorni: «Non è ancora finita, per almeno altri sette giorni avremo il caldo, non con i picchi da piena estate, ma con anomalie di ancora 7-8 gradi. Forse qualcosa cambierà da metà mese, di certo questa estate è stata la più invivibile e penalizzante che mi ricordi».