Lascia il carcere di Pesaro nel quale era stato trasferito per evitare problemi con gli altri detenuti a Rimini che conoscevano le sue accuse l’albergatore riminese di 57 anni, difeso dagli avvocati Paolo Righi e Alessandro Pierotti, sospettato di aver costretto ad atti sessuali un quattordicenne ospite del proprio albergo. L’uomo, che è incensurato e ha negato ogni addebito con decisione prima davanti al pm Giulia Bradanini e poi davanti al giudice per le indagini preliminari nel corso dell’interrogatorio di garanzia, ha ottenuto ieri gli arresti domiciliari.
Non tornerà, per adesso, nella propria abitazione, ma come comunicano i suoi legali «in un’idonea struttura, al fine di curare lo stato di depressione in cui lo stesso versa anche per il gravissimo reato di cui è accusato, accuse rispetto alle quali continua a professarsi totalmente innocente». Appare profondamente prostrato dagli otto giorni trascorsi in carcere, periodo durante il quale è stato sorvegliato a vista dagli agenti. Sono in corso accertamenti dei carabinieri: finora c’è la parola del ragazzino («Ho subito atti sessuali») contro la sua («L’ho rimproverato e lui ha raccontato bugie al padre»). Due versioni opposte e inconciliabili tra loro.

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