Il campo nomadi di via Islanda va chiuso, ma non si parla più di cinque microaree per altrettante famiglie Sinti, bensì di alloggi popolari. Lo ha detto ieri Mirco Muratori, capogruppo di Patto civico, aggiungendo che la maggioranza ha chiesto la disponibilità all’Acer e attende una risposta. A questo punto esulta la minoranza, fin dall’inizio contraria alla microaree. Però chiede garanzie: nella “corsa” al tetto agevolato, non saranno accettate corsie preferenziali, i nomadi di via Islanda si mettono in fila come tutti gli altri, quando sarà il loro turno avranno la casa.

“Finalmente”

«Dopo quattro anni e mezzo di battaglie finalmente cala il sipario su uno degli scorci più bui della politica riminese». Inizia così l’intervento di Matteo Zoccarato, consigliere della Lega.

«La giunta Gnassi – aggiunge – ha dovuto prendere atto dell’impraticabilità del progetto e delle sue pericolose ripercussioni sul fronte degli equilibri interni di maggioranza, facendo un decisivo passo indietro sulla ricollocazione dei nuclei rom e sinti. Questo – continua – non è solo un successo della Lega, che ha sempre osteggiato la natura e la collocazione di queste microaree, ma è soprattutto una vittoria dei riminesi».

Quale saranno le prossime mosse? «Ovviamente attendiamo che alle parole seguano i fatti, infatti rimane in essere la famigerata delibera di giunta che istituisce le microaree. Poi ci sarà da valutare ogni singolo dettaglio del nuovo progetto: dalle condizioni con cui queste persone entreranno negli alloggi Acer, alla luce anche del fatto che molti riminesi attendono da anni l’assegnazione del proprio appartamento, a come si deciderà di affrontare il problema legato a tutte le altre persone attualmente presenti in via Islanda, che non sono né sinti né italiani».

“Stop ai favori”

«Basta con i trattamenti preferenziali». Lo scandisce a chiare lettere Gioenzo Renzi (Fratelli d’Italia) ricordando i soldi già spesi per via Portogallo (500 milioni di lire) e i 500mila euro previsti in via Islanda, come da delibera per le microaree.

Renzi attende la risposta dell’Acer. «L’accesso alla edilizia popolare è legato a un regolamento, ci sono 1.700 famiglie in lista di attesa con una disponibilità di 40-50 alloggi Erp all’anno».

Quindi? «Si mettono in fila, quando tocca a loro ci vanno».

Renzi comunque ancora non è convinto. «In via Islanda non ci sono solo quelle 5 famiglie (32 persone), ma altri 6 nuclei Sinti e 5 romeni. Quali costi andremo a sostenere? Sia chiaro, nessuno dovrà essere scavalcato, dicono di essere riminesi, si comportino da riminesi: lavorano, pagano le tasse, mandano i figli a scuola».

“Gnassi ha perso”

Per Carlo Rufo Spina (Gruppo Marcello e Spina per Rimini) l’addio alle microareee era da «tempo nell’aria» e «rappresenta una grande vittoria dell’opposizione». «Ricordo bene – incalza – come il sindaco sia sempre venuto in consiglio per difendere il progetto. E dato che la maggioranza ha per ora sempre bocciato i nostri ordini del giorno che chiedevano esattamente quanto ora viene annunciato, non potremo far altro che riproporne il contenuto in un immediato consiglio tematico per vedere se finalmente oltre alle parole seguiranno i fatti».

Su un altro aspetto si chiedono garanzie. «Bene la chiusura del campo nomadi di via Islanda, ma deve essere chiuso tutto, perché gli occupanti sono tutti uguali: sinti e non sinti, tutti devono sgomberare il campo e le sistemazioni in strutture pubbliche devono essere compatibili con le graduatorie, senza preferenze, salvo ovviamente il possibile ricorso alle case per l’emergenza abitativa, che come sappiamo è un istituto emergenziale, non strutturale e definitivo».

Argomenti:

case popolari

rimini

sinti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *