Testamento non rispettato a Ravenna, FdI: “Vicenda grave, pronti a segnalare alla Corte dei Conti”

Ravenna
  • 02 aprile 2026

RAVENNA - La sentenza con cui il Tribunale civile ha disposto, in primo grado, il trasferimento ai familiari dell’immobile di via Landoni lasciato in eredità al Comune da Eugenio Rambaldi fa discutere la politica cittadina e apre un nuovo fronte di confronto attorno alla gestione del patrimonio pubblico e alle priorità dell’amministrazione. Dopo la decisione del giudice, che ha parlato di un inadempimento «intollerabile» da parte di Palazzo Merlato per il mancato rispetto del vincolo testamentario destinato ai minori, sono arrivate le prime prese di posizione da parte delle opposizioni. Fratelli d’Italia, con i consiglieri comunali Nicola Grandi e Patrizia Zaffagnini, attacca duramente la gestione del dossier, definendo la vicenda «un fatto estremamente serio» e parlando di «mala gestione del patrimonio pubblico ravennate». Nel documento diffuso alla stampa, i due esponenti del centrodestra sostengono che la perdita dell’immobile rappresenti «una contraddizione evidente» rispetto agli impegni assunti sul fronte delle politiche giovanili e sociali. «Il problema non è la mancanza di risorse, ma la mancanza di scelte», scrivono Grandi e Zaffagnini, mettendo in discussione le priorità dell’amministrazione comunale. I consiglieri annunciano inoltre la volontà di approfondire tutti i passaggi amministrativi della vicenda e non escludono, «alla luce degli elementi che emergeranno», una possibile segnalazione alla Corte dei Conti per verificare eventuali profili di danno erariale.

Sulla stessa linea anche la Democrazia Cristiana. Il segretario provinciale Giovanni Morgese definisce la sentenza «un fatto grave e politicamente significativo», sottolineando come la vicenda non riguardi soltanto l’esito del contenzioso civile ma investa direttamente il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. «Qui è in gioco qualcosa di più profondo: il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni», osserva Morgese, richiamando il significato simbolico del gesto compiuto da Rambaldi, che aveva scelto di destinare il bene alla comunità con una finalità sociale precisa. Per il segretario provinciale della Dc, le parole utilizzate dal Tribunale - che ha parlato di «dieci anni di inerzia amministrativa» - impongono una riflessione politica più ampia sulla capacità della macchina comunale di tradurre in atti concreti la volontà dei cittadini. «La volontà di chi dona alla comunità non può restare lettera morta», scrive Morgese, aggiungendo che si tratta di «una promessa che la politica ha il dovere morale di mantenere»..

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