RAVENNA - Un inadempimento «intollerabile». Per questo il Comune ha perso, almeno secondo quanto decretato dalla sentenza di primo grado, l’immobile di via Landoni 15-17, una grande casa che avrebbe dovuto trasformare in una struttura per minori e che invece giace ancora inutilizzata, proprio come quando l’amministrazione la ereditò, più di dieci anni fa. A lasciargliela era stato Eugenio Rambaldi. Quando, nel 2015, il consiglio comunale accettò l’eredità la giunta dichiarò che si «cercherà di coniugare l’esigenza di fare in fretta e di fare bene». Il 9 marzo scorso il giudice civile Gianluca Mulà ha depositato la sentenza in cui si definiscono i dieci anni trascorsi da allora «di totale inerzia».
Ma che c’entra un giudice in questa storia? Il motivo per cui il testamento di Rambaldi è finito in tribunale è da ricercare nel documento stesso. Il testatore aveva disposto infatti che l’immobile, insieme ad un podere in via Faentina, andasse al Comune. “Il tutto non deve essere venduto a nessun privato prima che siano trascorsi 50 anni”, scriveva e aggiungeva: “Desidero che la casa di via Landoni con il relativo terreno siano destinati ad attività per l’assistenza ai minori. Il podere di via Faentina potrà essere sfruttato anche questo come spazio per i minori, od eventualmente come area di verde pubblico”. Nel caso in cui “questa mia volontà non venisse rispettata la casa e il terreno di via Landoni andranno ai figli della mia defunta cugina”. Gli aspiranti eredi hanno quindi aperto la causa nel 2024, constatando come «nonostante il Comune avesse dichiarato di accettare il legato a suo favore il 5 novembre del 2015 l’onere non è stato adempiuto poiché l’immobile risulta in stato di abbandono e i terreni in parte incolti e in parte affittati a terzi».
Palazzo Merlato si è difeso. Ha spiegato di avere fatto uno studio di fattibilità per via Landoni, candidandolo nel 2021 ad un bando pubblico ministeriale inerente a progetti di asili nido, scuole dell’infanzia e centri polifunzionali. Ma il finanziamento non è stato ottenuto. Così l’intervento «è inserito nei documenti programmatori delle opere pubbliche», per un totale di 550mila euro. L’amministrazione ha inoltre sottolineato che nel testamento non era previsto un limite di tempo per adempiere alle volontà di Rambaldi.
Il giudice nella sua sentenza mette in fila le date: la successione si è aperta il 10 dicembre 2012, il testamento pubblicato nel marzo 2013 e l’inventario dei beni è stato redatto nel marzo del 2014. Almeno da quella data, ma presumibilmente anche da prima, sottolinea la sentenza, il Comune era a conoscenza del legato a suo favore. «Irrilevante» che l’accettazione sia avvenuta successivamente (nel 2015, come abbiamo visto) poiché «il legato si acquista immediatamente e automaticamente». E’ quindi il 2014 la decorrenza «cui bisogna aver riguardo per valutare la colpevolezza e l’inerzia del legatario». Sino all’introduzione del giudizio il Comune «nulla aveva fatto in circa dieci anni se non partecipare, nel 2021, a un bando per l’ottenimento del finanziamento». Il giudice ricorda anche che un ente, pur nella necessità di rispettare le procedure di legge, «ha una capacità organizzativa e finanziaria superiore a quella di un privato e quindi una maggiore capacità di adempiere l’onere imposto».
A fronte di questi elementi, dieci anni costituiscono «un ritardo nell’inadempimento che deve necessariamente essere definito intollerabile». Per questo ha disposto che l’immobile di via Landoni passasse ai familiari di Rambaldi, come da lui disposto.
I terreni di via Faentina restano al Comune: secondo il giudice, pur essendo previsto anche per quell’area un vincolo di destinazione, il testamento non stabiliva in modo espresso la perdita del bene in caso di inadempimento. Ci sarà comunque un secondo round: il Comune ha deciso di fare appello, come stabilito nei giorni scorsi dalla giunta.