Nell’estate che rischia di battere tutti i record di caldo, l’acqua che non è caduta dal cielo è stata portata dove serviva grazie a un articolato sistema artificiale di chiaviche e paratie. Un intervento necessario per proteggere aree naturali di inestimabile valore per la biodiversità.
A spiegare gli interventi è il direttore del Parco del Delta del Po, Massimiliano Costa, che parla di una progressiva “mediterraneizzazione” delle nostre zone: «Le temperature più elevate e stagioni sempre più calde comportano modifiche all’ambiente che ci circonda. Sono sempre più diffusi, ad esempio, i lecci e gli allori, che guadagnano spazio a scapito di altre specie. Molte zone umide e stagni presenti nelle nostre pinete stanno scomparendo e con loro purtroppo si perdono anfibi molto preziosi. Per invertire queste dinamiche abbiamo messo in campo diversi progetti».
«Le zone umide - spiega Costa - sono in buono stato grazie all’impegno costante dei nostri tecnici, insieme a quelli del Comune di Ravenna, e alla disponibilità di altri enti, come Romagna Acque. Per la zona nord del territorio ravennate, il fiume Lamone è un vettore fondamentale per l’acquedotto e garantisce l’acqua indispensabile per aree di grande pregio come Punte Alberete e la pialassa Baiona. Discorso a parte va fatto per Valle Mandriole. In questo caso il sifone che dovrebbe rifornirla dal Lamone non ha una portata sufficiente, per cui è stata fatta una scelta diversa. Già da due mesi la zona è asciutta o presenta livelli d’acqua sufficientemente bassi da non creare rischi di formazione del botulino».
Gli approvvigionamenti per le oasi dell’Ortazzo e dell’Ortazzino, a ridosso di Lido di Classe, sono invece stati garantiti dal canale Acquara: «Anche qui le risorse idriche sono assicurate dall’azione di una chiavica che permette di mantenere in salute un’area di grandissimo pregio ambientale. L’acqua viene destinata alle zone naturali quando ha già svolto il prezioso compito di assicurare l’irrigazione ai terreni agricoli».
Costa specifica che è molto più difficile contrastare gli effetti del cambiamento climatico nelle piccole aree umide e negli stagni: «Un’estate come questa prosciuga molte di queste preziose zone umide e gli animali ne risentono, prima di tutto gli anfibi. Per loro è stata un’ecatombe. Il caldo, l’evaporazione e la scarsità di precipitazioni non hanno lasciato scampo. Faccio solo un esempio: il raro rospo della pineta di Classe, chiamato pelobate fosco, è in serio pericolo. È partito un progetto che ha l’obiettivo di salvare queste oasi di vita: attraverso una chiavica sul canale Acquara vogliamo riportare l’acqua in quelle zone, sistemando una rete di canali già esistenti. In questo modo intendiamo garantire la sopravvivenza degli anfibi. Nel caso fossero del tutto scomparsi, il progetto prevede di trasferire nuovi esemplari dal Veneto, dove per ora resistono meglio, nel Ravennate».