Ravenna, sfratti, 470 procedimenti aperti. Il Sunia: “È una bomba sociale”

Ravenna

«Ci sono 470 procedimenti per sfratto in tribunale. Ora basta convegni sul problema casa, serve un salto di qualità con interventi strutturali». Alberto Mazzoni, presidente del Sunia non ha dubbi sulla necessità di correre ai ripari e parla di «bomba sociale innescata», mentre annuncia che con gli altri sindacati degli inquilini e con le tre confederazioni sono pronti ad incontrare Andrea Sangiorgi, sindaco di Conselice, referente per le politiche abitative della Provincia. L’aumento costante degli sfratti e la difficoltà diffusa di trovare alloggi spingono le forze sindacali a chiedere di affrontare il problema. «Chiediamo di dare corpo a un progetto territoriale con una struttura che lavori a tempo pieno con risorse, personale e idee. Sappiamo che c’è già la disponibilità della fondazione del Monte e di Confindustria ad assegnare fondi e con risorse aggiuntive si può pensare al recupero di aree dismesse senza consumo di suolo. Tanto più ora che il governo ha svuotato il fondo per gli affitti».

L’allarme

Le risorse regionali annunciate dall’assessore Giovanni Paglia sulle case popolari con il recupero di unità abitative, oggi non disponibili, sono attese nel 2026. «L’allarme è alto - ribadisce il presidente - il calo del potere di acquisto è costante e il canone pesa troppo sul salario mensile: dovrebbe aggirarsi sul 35% invece supera il 50%. Contiamo poi i part time involontari e l’aumento della cassa integrazione e ci troviamo in casi estremi i dormitori che, oltre a dare risposte alle emergenze dei senza tetto che vivono per strada, rispondono in maniera strutturale ospitando lavoratori a basso reddito». Intanto la difficoltà di trovare casa è trasversale e non è legata solo al reddito, colpisce anche chi si muove per lavoro, sia che venga reclutato da aziende private sia che risulti vincitore di concorsi pubblici. Le abitazioni vuote, conferma Mazzoni, si aggirano sul 25% dell’intero patrimonio immobiliare, contando anche seconde case e le unità labenti. «Un dato enorme che significa decine di migliaia di alloggi in tutta la regione». Da ultimo i sindacati degli inquilini chiedono alla Provincia una verifica su tutto il territorio provinciale dei regolamenti per l’assegnazione delle case popolari: «La Cassazione – conclude il presidente del Sunia - ha più volte dato torto a regioni e comuni che premiano nell’assegnazione del punteggio per le case popolari il criterio degli anni di residenza rispetto alla constatazione del disagio reale delle famiglie richiedenti».

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui