Ravenna, ponte di via Trieste, stop ai lavori: un cavo imprevisto cambia il progetto

Ravenna

Slittano i lavori di rifacimento del ponte di via Trieste sullo scolo Lama: il ritrovamento di un cavo sotterraneo dell’alta tensione, non indicato nelle mappe, ha di fatto compromesso tutte le tempistiche indicate. Con la ripresa, prevedibile dopo l’estate, si sposta anche il problema del rallentamento del traffico veicolare e scompare il pericolo della temuta commistione con i flussi diretti e provenienti dal mare. Il piccolo manufatto nasconde numerosi sottoservizi e già ad inizio 2026 le attività di spostamento delle linee avevano richiesto più tempo di quanto previsto, nonostante le predisposizioni per i diversi gestori (Open Fiber, Lepida/Acantho, Enel e Telecom) e la programmazione degli interventi in modo coordinato per evitare sovrapposizioni. Ieri in consiglio comunale, l’assessore ai lavori pubblici Massimo Cameliani, in risposta a un question time del consigliere Nicola Staloni di Avs, ha ricordato il mese impiegato da Telecom per lo spostamento delle linee e le difficoltà emerse per le linee in fibra ottica, a causa della presenza di acqua nelle camerette di ispezione in prossimità del ponte, che hanno reso difficoltoso l’accesso e hanno richiesto l’impiego di sistemi di pompaggio. Le operazioni quindi sono state eseguite in più fasi, anche in orario notturno, per la presenza di più collegamenti attivi da gestire.

La sorpresa

Il vero intoppo sorto in cantiere è nato in relazione ai cavi di alta tensione gestiti da Terna, posati sotto lo scolo Lama. In base alla documentazione disponibile del gestore e ai sopralluoghi fatti nel 2025, il progetto stabilisce esattamente il posizionamento delle fondazioni su pali del nuovo ponte, ma dopo ulteriori verifiche strumentali, eseguite da Terna, ecco la sorpresa: uno dei cavi risulta spostato rispetto alle mappe, tanto da interferire con le fondazioni previste. A quel punto il gestore ha ritenuto incompatibile la presenza dei cavi ad alta tensione con le opere di trivellazione previste. Da qui l’obbligo della revisione completa del sistema di fondazione e la necessità di soluzioni alternative a quanto previsto. Per mettere mano al progetto sarà necessario un nuovo coinvolgimento degli enti competenti, come il Consorzio di Bonifica per i pareri e la verifica della compatibilità dell’intervento rispetto alle condizioni idrauliche. «Ad oggi - conclude Cameliani - non è possibile definire con certezza le tempistiche di ripresa dei lavori, occorre prima completare le verifiche tecniche, aggiornare il progetto e acquisire i pareri tecnici necessari».

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