Il bagno in mare non è mai stato così bollente. L’ondata di calore che non lascia la Romagna dallo scorso 20 giugno ha portato un record assoluto: la temperatura del mare Adriatico ha raggiunto i 28,8 gradi nel mese di giugno. Sabato e domenica scorsi in molti se ne sono accorti, era sufficiente tuffarsi in mare per comprendere l’eccezionalità dell’evento. Mai era stata registrata una temperatura così elevata nel mese di giugno. «L’anomalia è a dir poco eccezionale - conferma il meteorologo Pierluigi Randi -. Siamo oltre la media del periodo di 5-6 gradi, l’Adriatico è bollente e non è una bella notizia alla luce dell’imminente perturbazione in arrivo sul territorio. Soprattutto in vista del maltempo previsto per giovedì mattina, non sono da escludere precipitazioni di forte intensità soprattutto sulla costa, mentre nella serata di mercoledì sono attesi forti venti e isolate grandinate».
Simone D’Acunto - direttore del Cestha (Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat), ente di ricerca e centro di recupero per animali marini con base a Marina di Ravenna - esprime forte preoccupazione per quanto sta avvenendo: «La sensazione è che ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale delle condizioni del nostro mare e temo che quando toccheremo con mano gli effetti di quanto sta avvenendo sarà ormai troppo tardi. I sistemi marini sono delicati ed è difficile prevedere che conseguenze ci potranno essere nel medio e lungo periodo. Queste temperature eccezionali sono destinate a incidere sulla vita presente nel mare. Gli organismi viventi reagiranno in maniera diversa: c’è chi lascerà questo habitat per uno più favorevole, ci sarà chi saprà adattarsi ma c’è anche chi rischia di scomparire per sempre. Soprattutto la microfauna rischia l’estinzione, non tanto per le temperature del mare in sé, piuttosto per i fenomeni di anossia che potrebbero presentarsi. Il perdurare di queste condizioni favorisce il calo dell’ossigenazione dell’acqua con conseguenze molto negative sulla vita nei mari».
Tra le attività del Cestha figurano il recupero, la cura e il rilascio delle tartarughe marine. I biologi e i veterinari del centro curano ferite, infezioni o problemi legati all’ingestione di plastica. Fino al mese di agosto sono in programma una quarantina di rilasci che permetteranno a queste splendide creature di riguadagnare il mare aperto.
«Il rialzo delle temperature registrato negli ultimi anni in Adriatico ha già determinato cambiamenti nel periodo di permanenza delle tartarughe - dice D’Acunto -. Non tanto tempo fa, finita l’estate migravano verso mari più caldi. Oggi non sempre è così, sempre più spesso ci sono esemplari che si fermano per tutto l’anno. Questo è soltanto uno degli effetti, nei prossimi anni ne vedremo altri. Ci saranno specie marine che lasceranno l’Alto Adriatico ma di sicuro arriveranno nuovi ospiti. Gli effetti del cambiamento climatico stanno diventando sempre più tangibili».