Ravenna, manca personale: apertura a rischio per i siti Unesco

RAVENNA - Alla vigilia dell’apertura della stagione turistica rischiano la chiusura al pubblico alcuni siti Unesco e il Museo nazionale, a causa della grave carenza di personale di vigilanza. L’allarme arriva dalla Direzione regionale musei che con il direttore Giorgio Cozzolino fa il punto della situazione. «A Ravenna siamo particolarmente in sofferenza, i pensionamenti non vengono compensati da nuove assegnazioni. Il recente scorrimento della graduatoria su base regionale ha privilegiato altre direzioni autonome e a noi è pervenuta una sola assegnazione, peraltro non su Ravenna. Ci vorrebbero 12 unità per mantenere gli standard attuali, sono a rischio il Mausoleo di Teodorico, il Battistero degli Ariani e Sant’Apollinare in Classe. Attualmente le convenzioni attive con associazioni di volontariato ci aiutano a limitare il rischio di chiusura, ma siamo al limite. Rischiamo chiusure infrasettimanali, con una ricaduta negativa in termini di visitatori, di incassi, di immagine della città».
A settembre 2021, racconta Cozzolino, c’erano state tre assegnazioni su Ravenna, ma in marzo altrettanti pensionamenti azzereranno il risultato compromettendo l’offerta museale proprio nel momento in cui tornano i turisti, già numerosi in questi giorni di pausa scolastica (in alcune regioni) per il Carnevale. «Nessuno vuole trovare chiusi siti che desidera vedere e che pensa aperti alla fruizione pubblica. Ci auguriamo che presto ci sia un altro scorrimento di graduatoria, ma al momento non c’è nessun riscontro formale in tal senso dagli organi centrali del ministero. Il sacrificio dei dipendenti attuali è notevole in termini di turni di riposo e giorni festivi saltati, siamo al limite della sostenibilità rispetto all’organico».
Le sigle sindacali hanno incontrato nei giorni scorsi il ministro della cultura per cercare di sbloccare la situazione ma tenere aperto 55 ore il Museo nazionale, 44 ore il Mausoleo di Teodorico e 27 il Battistero degli Ariani diventa un’impresa. «La situazione è pesante in tutta Italia, l’augurio è quello di poter mantenere il livello di aperture e il livello di visitatori raggiunti dopo il Covid. Questa ripresa rischia di essere interrotta se non arrivano i rinforzi. Assicurare la fruizione di un museo è un servizio di pubblica utilità e i primi mortificati siamo noi che operiamo nel settore. Le iniziative di questi anni ci hanno dato soddisfazioni, ma devo ricordare che l’organico ridotto su altre figure può essere compensato, mentre se manca l’assistenza alla vigilanza non si può aprire. Noi ci impegneremo al massimo, in caso di riduzione delle aperture lavoreremo perché sia più indolore possibile». A rischio chiusura anche la Villa Romana di Russi; fuori provincia un sito di Ferrara, tra il museo di Casa Romei e il museo archeologico Nazionale) e a Parma il Castello di Torrechiara. In regione nel 2022 i siti statali sono stati visitati da 546.486 persone, un afflusso corrispondente a un incasso superiore a 959mila euro. Una battuta d’arresto per la città d’arte da scongiurare.