Ravenna, l’Orangerie riapre e punta su moda, economia circolare ed innovazione

Ravenna

Per l’inaugurazione ufficiale al pubblico si dovrà attendere il 29 ottobre, ieri l’Orangerie di via Pag in Darsena ha aperto i propri spazi, per la prima volta, dopo anni di attesa. Per i gestori Maria Silvia Pazzi e Alfredo Montanari, fondatori di Regenesi e Regenstech, è stata l’occasione di mostrare alle autorità cittadine (tra loro anche il presidente della Regione Michele de Pascale e l’onorevole del Pd Ouidad Bakkali) e ai media l’edificio in metallo e policarbonato pensato come hub, dedicato alla rigenerazione urbana sostenibile con spazi dedicati al riciclo creativo tessile, all’arte contemporanea, al verde e al cibo e alla convivialità. Una meta, quella dell’apertura, raggiunta a fatica, frutto di un progetto finanziato nel 2018 tramite il bando nazionale Periferie per la rigenerazione urbana a cui il Comune partecipò, ricevendo un milione di euro. A questi si sono aggiunti negli anni 150mila euro. I lavori partiti nel 2020 su un terreno comunale di 700 mq si sono poi protratti fino al 2023. Dopo la prima assegnazione da parte del Comune alla società Jem, composta dai titolari del ristorante Akamì (Jacopo Mutti e Marco Luongo), e la successiva rinuncia, nel 2024 è cominciato il nuovo corso con la società Lamone, che ha passato la mano nel 2025 a Regenesi e Regestech. Da allora si sono succeduti annunci circa l’apertura, ma sono stati necessari lavori di manutenzione al tetto a causa di infiltrazioni (25mila euro), condotti dal Comune nei mesi scorsi per arrivare alla piena operatività. Economia circolare, moda e innovazione sono le parole guida del progetto che punta ad avere un respiro internazionale. Laboratori, mostre (a partire da una collaborazione con il Mar e una con la fondazione Pistoletto), una serra dove è possibile acquistare le piante esposte, e il bistrot “Oranjeri”, affidato alla cura del ristorante L’Aggiuga compongono l’offerta culturale dell’Orangerie mentre la Darsena di città, da tempo è oggetto di piani urbanistici, studi, riflessioni, programmi di rigenerazione, per ora rimasti sulla carta, mentre si attende il recupero del grande comparto ex Cmc, esteso da via Trieste al canale Candiano.

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