Ravenna, ancora fermo il progetto che dovrebbe salvare valle Mandriole

Ravenna

RAVENNA - Doveva essere la salvezza per valle Mandriole, un’opera idraulica da 950 mila euro finanziata con fondi europei tramite la Regione per salvare uno dei più delicati ambienti naturali, pesantemente colpiti dai cambiamenti climatici e dalle alte temperature, sempre a rischio anossia. Invece il canale per portare acqua alla valle non è ancora stato realizzato per difficoltà autorizzative e i costi sono inevitabilmente saliti.

Rimane indelebile nella memoria la strage di anatidi colpiti da botulino nel 2019 e un secondo episodio meno grave nel 2022 per l’impossibilità di procedere con il ricambio dell’acqua nella valle di proprietà comunale. «Siamo in attesa delle autorizzazioni da parte dei servizi tecnici della Regione – spiega il direttore dell’ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità - Delta del Po Massimiliano Costa, siamo in fase di Via, in Conferenza di servizi sono state richieste una serie di integrazioni che a fine mese forniremo. Se il procedimento andrà a buon fine, da settembre la stazione appaltante che non può essere l’ente parco potrà seguire la gara in modo tale da iniziare i lavori stimati in sei mesi a partire da febbraio». La stima attuale dell’opera è salita a 1,2 milioni di euro, e ora non resta che chiedere di spostare risorse disponibili su altre progettualità di lungo corso per integrare l’importo complessivo.

Nel corso un recente consiglio comunale, in risposta a un question time del consigliere di M5S Igor Gallonetto l’assessora alle aree naturali Barbara Monti aveva parlato di difficoltà da parte della struttura tecnica della Regione a comprendere l’importanza dell’opera, in un’area complessa ad altissima tutela ambientale. Con le alte temperature estive la scarsa portata del sifone non garantisce una portata d’acqua sufficiente per un ricambio, esponendo la valle a rischi già visti. Da aprile sono stati fermati i sifoni per asciugare il fondo della valle prima delle devastanti ondate di calore. «L’opera è in tutto assimilabile al canale che porta acqua a Punta Alberete ma di portata maggiore. Il canale parallelo al fiume Lamone, dalla presa di Carrarone fino alla valle sarà lungo 2 km e occorrerà scavare per ottenere la giusta pendenza, creare l’arginatura e costruire un sifone per portare l’acqua in valle. In questo modo avremmo un flusso costante e non più problemi di stagnazione».

problemi sollevati dagli enti preposti in Conferenza di servizi riguardano la qualità delle acque, la qualità dei terreni delle arginature e il collegamento tra fiume e canale in un’area dove le commistioni tra valli e acque del Lamone sono state secolari, fino alla realizzazione dell’attuale foce, realizzata negli anni Sessanta del Novecento. Nella vicina Punta Alberete, alta area ad altissimo valore ambientale, unica nel panorama regionale, il prosciugamento programmato è parziale a causa dell’occlusione della chiavica di uscita, ma consente comunque lo sfalcio dei canneti e la ripresa degli alberi come i frassini che costantemente ricoperti di acqua rischierebbero di morire.

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