Il caso Ravenna Entrate: l’ombra del gioco e della povertà sui 4 milioni non riscossi

Ravenna

Sugli oltre 4 milioni di euro di crediti che Ravenna Entrate non è riuscita a riscuotere per multe, sanzioni e imposte relative al 2024 c’è l’ombra dell’impoverimento dei cittadini, stretti tra salari sempre più poveri e inflazione in crescita. Una situazione favorevole al dilagare di un fenomeno come il gioco d’azzardo che colpisce proprio chi è più in difficoltà e cerca vie brevi per improbabili riscatti. «Quello dei crediti divenuti inesigibili per il Comune è un potente segnale di povertà - spiega Alberto Mazzoni di Federconsumatori -. Ma è proprio tra i più fragili che dilaga l’azzardo. I dati che stiamo elaborando in questi giorni indicano una media pro capite di 2.600 euro bruciati in slot, gratta e vinci, Bingo e nei giochi online. La differenza tra incassato e vincite sul comune di Ravenna è di 25 milioni di euro».

La pressione

Manuela Trancossi, segretaria generale di Cgil vede una difficoltà complessiva a sostenere i costi per i cittadini e per i Comuni che ricevono sempre meno risorse. «Sul territorio provinciale c’è un alto numero di sfratti, Ravenna è una città che costa. Da qualche anno prendere una multa con un autovelox ha un forte impatto sul salario mensile. Finisce che dovendo scegliere tra pagare una bolletta, l’assicurazione dell’auto per andare al lavoro e una multa, quest’ultima rimane a lungo insoluta. Tanto più che il governo non ha chiarito per troppo tempo, tenendo fermi i decreti attuativi, la questione dell’omologazione dei dispositivi di rilevazione, producendo così una deriva etica».

Ai milioni di euro di crediti che il Comune non è riuscito a recuperare tramite Ravenna Entrate vanno aggiunti quasi 229 mila euro di spese che ora Palazzo Merlato riconoscerà, con una voce specifica nel bilancio 2026, alla propria società in house per rimborsare le spese sostenute nelle procedure di riscossione risultate infruttuose. Come già scritto dal Corriere Romagna ieri il meccanismo è previsto da un contratto che all’articolo 13 stabilisce che, in caso di procedure esecutive infruttuose, a Ravenna Entrate venga riconosciuto un rimborso pari al 65% degli importi previsti dalle tabelle ministeriali. Un sistema sul quale Trancossi invita il Comune ad aprire una riflessione complessiva. «Servirebbe un’analisi rispetto al contratto in essere tra Comune e Ravenna Entrate. Si tratta di un sistema creato diversi anni fa, andrebbe verificato se ancora funziona o no sapendo che le persone oggi sono in forte difficoltà».

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