Da oltre 700 esemplari a 285. I daini della pineta di Classe sono sempre meno e tra i principali responsabili del calo della popolazione c’è il lupo, che ancora una volta si dimostra un formidabile equilibratore ecologico naturale. I due branchi stanziali di predatori hanno trovato un habitat idoneo alla foce del Bevano, nella parte più meridionale del Parco del Delta del Po: «Il primo gruppo di lupi si è insediato nell’area tra il 2020 e il 2021 - spiega il direttore del Parco del Delta del Po, Massimiliano Costa - poi è arrivato il secondo. Dalle nostre stime, ogni branco caccia un paio di daini alla settimana, contribuendo al drastico calo della popolazione di ungulati. Il censimento degli ultimi tre anni documenta il forte calo del numero di esemplari. Nel 2024 i daini presenti in zona erano 504 e si sono ridotti a 407 nel 2025. La diminuzione è proseguita ancora e dall’ultimo rilevamento del 2026 risultano 285 esemplari. Nel periodo di massima presenza i daini avevano superato le 700 unità».
L’elevato numero di cervidi nella pineta di Classe è stato in passato al centro di aspre polemiche, con due fronti contrapposti: da una parte le istituzioni, che avevano previsto un piano di contenimento degli ungulati, dall’altra gli animalisti, che si opposero con forza ai progetti di abbattimento. La questione assunse anche una dimensione nazionale e nel 2015 arrivò in Romagna una troupe del programma televisivo Striscia la notizia per raccontare la vicenda. I daini non sono una specie autoctona e, secondo i loro detrattori, l’aumento della popolazione comportava conseguenze negative per la pineta e gli ambienti naturali. La mobilitazione popolare fermò i piani di abbattimento e quelli, successivi, di trasferimento degli animali. Negli anni seguenti la popolazione continuò così a crescere, fino a superare quota 700. Ora, però, la presenza del lupo ha determinato un’inversione di tendenza che ridefinisce gli equilibri all’interno dell’area naturale.
«I lupi della pineta di Classe si cibano principalmente di daini - conferma Costa - ma la loro dieta è più ampia, comprende anche nutrie e cinghiali. In questo ultimo caso le vittime sono soprattutto gli esemplari più giovani, che non riescono a difendersi dagli attacchi dei predatori. La presenza di abbondanti fonti di cibo ha favorito la permanenza dei due branchi di lupi in questa zona».