Ravenna, truffa del caro estinto: affare da 100mila euro all’anno

Arrotondavano lo stipendio preparando le salme al posto delle imprese funebri deputate a farlo. Il giro d’affari stimato dagli inquirenti raggiungeva anche i 100/150mila euro l’anno, da spartire fra i singoli operatori sanitari, che a conti fatti potevano contare su un’entrata extra di 15/20mila euro in aggiunta al regolare stipendio che ricevevano dall’Ausl in qualità di addetti a un pubblico servizio. Per le imprese funebri, invece, il risparmio sulla vestizione e la preparazione delle salme era notevole, compreso tra il 50% e il 70%, grazie al quale potevano sbaragliare con facilità la concorrenza.

L’impresa che pagò 5.500 euro

Non accadeva occasionalmente. Stando a quanto documentato dai carabinieri del Roni con intercettazioni e riprese effettuate piazzando cimici e telecamere spia negli uffici dei due obitori, le mazzette venivano gestite collettivamente e successivamente spartite equamente. Dettagli, questi, che hanno portato la Procura a contestare il reato di associazione per delinquere. Secondo quanto contestato nell’ordinanza vergata dal giudice per le indagini preliminari Andrea Galanti, i pagamenti potevano avvenire volta per volta o anche in tranche più corpose. Tra i passaggi di denaro ripresi, vengono documentate mazzette anche di appena 20 euro, come pagamenti più cospicui di 100 euro. Una nota impresa funebre della Bassa Romagna avrebbe inoltre corrisposto qualcosa come 5.470 euro per la vestizione delle salme durante il 2019.

La salma data alla concorrenza

Divenuta ormai una prassi consolidata, è anche accaduto che qualche titolare entrato nella “rosa” dei pagatori si sia lamentato con gli operatori sanitari corrotti chiedendo conto di un mancato affidamento di una salma. Non solo chiedeva informazioni riguardo i recenti decessi e gli incarichi affidati alle agenzie di pompe funebri da parte dei congiunti delle persone defunte, ma pretendeva addirittura giustificazioni nel caso in cui non fosse stato interpellato, mettendo becco sulla spartizione delle salme tra le varie agenzie del territorio. Oltretutto partecipava all’organizzazione dell’attività all’interno della camera mortuaria di Faenza.

Qualcuno sapeva dell’indagine

Alcuni fra gli indagati sono venuti a conoscenza dell’inchiesta già nei mesi scorsi, ricevendo la notifica della proroga delle indagini preliminari, protrattesi oltre il limite stabilito proprio in ragione della loro complessità. Nonostante ciò, non hanno cambiato le abitudini fino a quel momento tenute. Così si è giunti all’alba di ieri, quando le pattuglie dei carabinieri hanno fermato sul nascere l’ennesima giornata di business sulle salme.

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