Ravenna, sulle spiagge libere si apre una riflessione

Il dibattito sul futuro delle spiagge non è più monopolizzato dalla direttiva Bolkestein. A fornire ulteriori spunti di riflessione ci ha pensato la ministra al turismo, Daniela Santanché, che qualche giorno fa, nel corso di un’assemblea nazionale di Confesercenti, ha sollevato il tema delle spiagge libere e della loro fruizione. Le sue parole hanno scatenato un’aspra polemica, suscitando in molti il timore di perdere gli ultimi tratti liberi di costa. Maurizio Rustignoli, presidente della cooperativa Spiagge Ravenna, era presente all’incontro. «Nel suo intervento – spiega il presidente – la ministra ha fatto una dichiarazione che va divisa in due. Nella prima parte ha fatto riferimento alle concessioni libere, molto numerose in Italia ma rarissime in Emilia Romagna, su spiagge che hanno già una destinazione per un insediamento balneare ma che ancora non sono state assegnate».

Nella seconda parte dell’intervento, l’esponente di governo ha aperto una riflessione sullo stato in cui si trovano molte spiagge libere in Italia. In questo caso il discorso interessa molto da vicino la nostra realtà: «L’Emilia Romagna, come previsto nel Piano spiagge di cui si è dotata, presenta circa il 20% della sua costa a fruizione libera – spiega Rustignoli –. Gran parte di questa percentuale è ascrivibile a Ravenna che su 36 chilometri complessivi di litorale, ne ha solo 8 dedicati alle concessioni balneari. Abbiamo in sostanza 28 chilometri di spiagge libere. Le più estese sono a Lido di Dante, a Lido di Classe e a Marina Romea. Sono considerati spiaggia libera anche tutti quei tratti tra uno stabilimento e l’altro che abbiano un’ampiezza superiore ai 10 metri. La ministra Santanché ha detto che in Italia molte spiagge libere non si trovano in uno stato decoroso e su questo non ha tutti i torti. Si potrebbe fare di più per questi tratti, con l’opportuna precisazione che debbano rimanere comunque liberi, con la piena fruibilità, senza alcun costo, per le persone. La spiaggia libera ha una funzione sociale che non è in discussione».

Per dotare di servizi questi luoghi, Rustignoli ha le idee chiare: «Per migliorare la situazione, si potrebbe chiedere la collaborazione o un’integrazione di gestione tra i concessionari, ovvero i bagnini, e le amministrazioni comunali dei territori affinché si raggiungano obiettivi e standard di qualità. Servono servizi igienici, docce, pulizia regolare dei luoghi. In un discorso futuro e in un’ottica di procedure di evidenza pubblica si potrebbe pensare che i concessionari, in forma aggregata, possano fornire un servizio, in accordo con le amministrazioni comunali, di interesse pubblico sulle spiagge libere. Non per fare del business ma per garantire una migliore fruizione di questi tratti».

I naturisti: “Parole ingenerose”
«Ben vengano le riflessioni per migliorare la fruizione delle spiagge libere». Con queste parole, Jean Pascal Marcacci – presidente dell’Aner (Associazione naturista emiliano romagnola) e profondo conoscitore delle spiagge libere e del tratto naturista a Lido di Dante – accoglie la riflessione che è partita dalle esternazioni del ministro. «La sicurezza fa bene a tutti – dice Marcacci –. Mi riferisco sia al servizio di salvataggio, presente alla Bassona, che al rispetto delle regole nelle spiagge. Il mondo naturista è a favore di spiagge libere attrezzate, che siano in grado di offrire servizi essenziali come le docce e le toilette. Per cui avviare un ragionamento è positivo anche se non sono sicuro di condividere gli standard cui potrebbe pensare la ministra Santanché. Non vogliamo servizi sul modello dei bagni più esclusivi di Forte dei Marmi – dice Marcacci – e non pensiamo che le spiagge libere siano luoghi di degrado. Le sue parole sono state ingenerose e forse denotano una scarsa conoscenza della situazione. Ci sono tantissime realtà che dimostrano l’opposto di quanto ha detto la ministra. Questo però non vuol dire che non si può migliorare. In Sardegna quest’estate sono state aperte quattro spiagge naturiste, su autorizzazione delle amministrazioni comunali. Sorgono in luoghi difficili da raggiungere e quando si arriva non c’è nulla. Per i fruitori, soprattutto se sono di una certa età, potrebbe essere un problema. Se queste spiagge fossero dotate di alcuni servizi non sarebbe male. Il popolo naturista è variegato e di tutte le età. I servizi essenziali nelle spiagge libere farebbero sicuramente bene al movimento». RO.ART.

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