Ravenna, stagionali: contratti a picco e piaga del “lavoro povero”


Torna implacabile in apertura di stagione la diatriba sulla penuria di lavoratori stagionali impiegati nel settore turistico balneare. Alle difficoltà a regolamentare il cosiddetto lavoro grigio, cioè i rapporti apparentemente regolare, si aggiungono gli esiti economici della pandemia, con la stagione 2020 più breve per numero di giorni lavorati e quella entrante piena di incognite. Meno contratti, meno euro sulla retribuzione oraria e meno vertenze i fenomeni che potrebbero ripetersi a breve. Davide Gentilini del centro studi Cgil e Cinzia Folli segretaria provinciale di Filcams Cgil forniscono i numeri.

«Nel 2020 sono stati attivati 5mila contratti di lavoro in meno rispetto all’anno precedente, a fronte di una stagione più corta ma di certo molto intensa. Si è lavorato di più in meno tempo con straordinari e orari forfettari. Nella ristorazione quest’anno molte attività non hanno riaperto e quindi non ci sono state assunzioni. Da tempo si dice che non ci sono lavoratori stagionali nel settore turistico, forse bisognerebbe chiedersi il perché. Con situazioni limite di sei giorni lavorativi a 600 euro con il fuori busta siamo di fronte al cosiddetto lavoro povero che non consente di arrivare a fine mese».

Lontani gli anni delle stagioni per pagare gli studi o aiutare la famiglia, oggi il lavoro stagionale può essere l’unico reddito in molti casi. «Le associazioni datoriali parlano di carenza di manodopera, noi pensiamo che dipenda dalla diffusa irregolarità del settore, aggravato dal sistema di applicazione di contratti pirata, firmati da presunti sindacati, non da Cgil, Cisl e Uil. Dilagano part time finti. In alberghi, stabilimenti balneari, possiamo avere tariffe orarie che oscillano, considerando le maggiori professionalità di riferimento, da 8,75 a 9.90 all’ora. Ci sono le maggiorazioni per lavoro straordinario diurno, notturno, festivo e domenicale che vanno dal 20% al 60%, inoltre vanno pagati mensilmente agli stagionali i ratei di 13esima, 14esima, ferie e permessi. A fine stagione poi dovrebbero percepire il trattamento di fine rapporto relativamente ai mesi lavorati, cosa che non fa praticamente mai nessuno. Quindi la paga oraria scende di 2 – 3 euro ma anche molto di più. Spesso viene attribuito un livello più basso di quello contrattuale previsto e questo naturalmente comporta un divario ulteriore».

Se i segnali indicano che il 2021 non si discosterà molto dal passato la novità introdotta dal lungo periodo di emergenza sanitaria è il calo delle vertenze. «Siamo di fronte al paradosso – assicura Folli – le segnalazioni di irregolarità diminuiscono, nel 2020 abbiamo avuto meno vertenze. Le persone hanno paura e si accontentano. Noi chiediamo invece di incrementare la formazione professionale, in modo tale che le persone possano transitare in un settore tutto da riformare. E poi c’è un abbassamento della qualità degli operatori, c’è chi si inventa ristoratore o barista».

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