RAVENNA. Segue da vicino l’andamento dell’emergenza sanitaria e le necessità dei cittadini più fragili ma davanti a sé ha le incognite poste dalla ripresa delle attività economiche. Il sindaco Michele De Pascale qualche giorno fa sulle pagine del Corriere aveva anticipato la volontà di intervenire su alcuni temi: la Tari per coloro che non hanno usufruito dei servizi di raccolta dei rifiuti a causa della chiusura forzata dell’attività, le rette dei nidi e altri servizi già pagati e non goduti dai cittadini, da oltre un mese costretti a casa dai decreti emessi dal governo per il contenimento dell’epidemia di covid-19.

Sindaco perché intervenire sulla Tari?
«Ancor prima di pensare singoli provvedimenti deve valere il principio di trasparenza, le imposte si pagano sul reddito e sulle proprietà, le tariffe si pagano per ricevere un servizio. E in questo momento non si può chiedere ai cittadini di pagare per esempio la retta del nido, o a un ristorante chiuso di corrispondere la Tari, e questo a prescindere dal reddito».

Un sindaco può intervenire sulle tariffe?
«Sì, ma non mi piace fare il primo della classe, quando magari il sindaco di una città con il bilancio in sofferenza non può intervenire. Stiamo conducendo una battaglia con il presidente dell’Anci Decaro per ottenere dal governo risorse per tutti per i mesi di chiusura e per il dopo con l’imposizione di importi ridotti. Per legge sappiamo che dovrebbero pagare».

Quindi toglierà la Tari alle attività chiuse e altre tariffe?
«Ad oggi posso farlo attingendo soldi dal bilancio. E lo farò comunque che il governo intervenga o meno. Le priorità sono non far pagare servizi non goduti, mantenere il piano degli investimenti e la spesa sociale».

A quali altri servizi sta pensando?
«Stiamo facendo una ricognizione ampia, ci sono alcuni servizi pagati all’inizio anno, penso al trasporto scolastico, chi ha il figlio che frequentava l’ultimo anno potrà avere un rimborso, gli altri con il nuovo anno scolastico pagheranno la metà. E poi la Tosap per i ristoranti, la tassa di occupazione del suolo pubblico, pagata annualmente, l’abbonamento a teatro. Siamo al lavoro».

Se il governo non fornisse risposte quale tetto immagina per le risorse da erogare?
«Ci sono tante variabili, dipende quanto tempo rimarranno in vigore i decreti. Siamo in una fase in cui abbiamo una serie di risparmi per minor spese ma anche meno entrate dalle sanzioni per violazioni del codice della strada. Per il bilancio comunale è uno tsunami. Lavoriamo per generare risparmi e per avere risorse dal governo. Ma questo non significa dare soldi a pioggia».

Cioè?
«A chi è aperto non va un euro di riduzione, vanno evitati, ripeto, gli interventi a pioggia perché le risorse sono poche e devono ricadere su chi ha più bisogno».

Che misura immagina?
«Non sappiamo quando si potrà ripartire, penso a un provvedimento alla fine della crisi, per poter determinare sui mesi di marzo, aprile e poi vedremo. Ma mi aspetto dal prossimo decreto fondi ingenti».

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