Ravenna. Rolando, il Principato e l’isola che a volte non c’è

In città era cosa in parte nota, almeno dal 2016 quando Gianfilippo Rolando si candidò per la prima volta alle elezioni comunali nelle fila della Lega come consigliere. Dal curriculum ben presto emerse la vicenda che vedeva protagonista il padre Gianni, proclamato nel 2013 Sua Altezza Serenissima, principe dell’isola di San Bernardino, piccola formazione lavica emersa a seguito di un’eruzione vulcanica nel Mar Rosso, al largo delle coste occidentali dello Yemen. Ora a fare della storia un curioso caso nazionale è arrivata Milena Gabanelli che nel noto spazio online Dataroom de Il Corriere della Sera scandaglia e ricostruisce passo passo la nascita e la vita del principato posto in un’isola che c’è e non c’è, perché come confermato dal principe Rolando alla giornalista, lo scoglio in questione sarebbe soggetto alle maree. Con Mario Gerevini, Milena Gabanelli non senza un’ampia dose di ironia, va a fondo alla questione, mentre il figlio Gianfilippo, raggiunto al telefono al lavoro (tecnico installatore in una azienda di Faenza), non parla, nonostante appaia come legittimo erede in alta uniforme, in alcune foto di famiglia, nel sito del principato. «Non ho nulla da dichiarare sono parente di mio padre, ma non faccio parte del progetto».

Lo stato

Si smarca così l’attuale capogruppo della Lega in consiglio comunale, ma rimane il fatto che il padre Gianni Rolando, geometra, 69 anni, con un passato da pilota nel motomondiale (classe 500), in questi 11 anni, dopo la proclamazione a principe grazie a notaio di San Marino, ha nominato ministri, ambasciatori e cappellani, ha promulgato una Costituzione, emesso moneta digitale, più una criptomoneta, il Pax, e aperto sedi diplomatiche, compreso il Consolato Generale in Italia in via Barberini 11 a Roma. Pur non essendo mai stato nel suo possedimento al momento sotto il livello marino, il principe garantisce la cittadinanza a fronte di una donazione «umanitaria» di 250 euro alla Fias-Fondazione Internazionale Assistenza Sociale su un conto di una banca bulgara. Così riporta Gabanelli, che racconta inoltre di relazioni diplomatiche intraprese specie con paesi africani per ottenere una sorta di riconoscimento del Principato. La missione del Principato è operare nel sociale attraverso i corpi di soccorso internazionale, tramite la onlus Fias con sede in Romania, sulla quale l’inchiesta giornalista è riuscita a trovare un articolato organigramma ma non i bilanci. E proseguendo in quella che sembra una favola ma non lo è, la segreteria di Stato è retta da Lord Rocco Milano e la missione del Principato è operare «nel sociale attraverso i corpi di soccorso internazionale». Non manca nell’organigramma ufficiale anche una figura spirituale, mons. Vittorio Formenti è indicato come «Gran Cappellano del Principato di San Bernardino e degli Ordini Dinastici». Formenti, ora in pensione è stato davvero nella segreteria di Stato vaticana per oltre 30 anni.

L’utopia

L’avventura isolana di Rolando si innesta nel solco di altre utopie sui mari, tra queste l’isola delle Rose al largo di Rimini (1968) oppure Sealand, la piattaforma della famiglia Bates a poche miglia dalla costa inglese, 27 abitanti. Per San Bernardino il riconoscimento è sì frutto di un atto notarile e pure di Sentenza Arbitrale resa esecutiva dal Tribunale ordinario di Sassari ma a decidere le sorti dell’isola rimane comunque il Mar Rosso che in quel punto (15,1588 Latitudine Nord e 42,1019 Longitudine Est) ha deciso di riprendersi ciò che è suo. Almeno fino alla prossima marea.

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