Ravenna, meno pioggia e acqua salata: così la pineta “si secca”

La piovosità sempre più scarsa e l’innalzamento del livello del mare contribuiscono all’avanzamento del cuneo salino. Le pinete e le aree boschive a ridosso del mare sono minacciate dal fenomeno. Non più tardi di qualche settimana fa, il presidente della Pro Loco di Lido di Dante ha immortalato l’arretramento della linea della pineta. Le foto non lasciano dubbi. I pini non sopravvivono al cuneo salino, si seccano e alle prime tempeste di vento crollano. Il tutto accade a pochi passi dalla bellissima pineta Ramazzotti, uno dei gioielli ambientali del territorio ravennate.

«Il cambiamento climatico in atto non fa che aggravare il problema – commenta Massimiliano Costa, direttore del Parco regionale del Delta del Po dell’Emilia Romagna -. L’avanzamento del cuneo salino interessa un largo tratto di costa che va da Cervia fino a Goro. Il fenomeno è in atto da decenni ed è progressivo visto che oggi trova condizioni ancora più favorevoli: piove meno, il suolo si abbassa e il livello del mare si alza. A essere minacciate non sono solo le pinete, ma anche tutti gli ambienti costieri. La scarsità di acqua dolce è un fattore decisivo, visto che è l’elemento che più di ogni altro contrasta l’avanzamento del cuneo salino. Anche le nostre preziosissime zone umide sono minacciate e con esse la loro eccezionale biodiversità. L’alta concentrazione di sale danneggia inevitabilmente questi ambienti, comprese le zone salmastre. Gli alberi in maggiore sofferenza sono proprio i pini, che hanno radici molto sensibili. Se cresce la salinità non riescono a sopravvivere. La stessa pianta, però, soffre anche in caso di ristagno prolungato di acqua dolce. La loro tutela è una sfida complessa>.

Costa spiega che per arginare il problema servirebbero grandi quantità di acqua dolce vicino al mare: <In passato fiumi e canali erano efficaci nel contrastare il cuneo salino, ma da un secolo a questa parte la loro portata d’acqua è diminuita notevolmente. Le idrovore meccaniche sono state introdotte circa un secolo fa e molta acqua dei nostri fiumi oggi è destinata all’agricoltura. Lo scenario è ancora più preoccupante da circa una ventina d’anni, da quando gli effetti del cambiamento climatico sono diventati più evidenti. Per contrastare il fenomeno occorre individuare soluzioni gestionali, servono zone umide di acqua dolce. Se non si interverrà in fretta, ci penserà il mare a spezzare un equilibrio molto fragile. Tra le aree maggiormente minacciate c’è la foce del fiume Reno dove il mare avanza in maniera decisa. Problemi simili sono vissuti sul fronte della costa tra Casal Borsetti e Marina Romea. Il fenomeno è un po’ meno evidente tra Cervia e Lido di Classe. A sud del fiume Bevano la composizione del suolo è diversa; i terreni sono come appoggiati su strati di ghiaia di origine appenninica, per cui l’avanzata del cuneo salino è rallentata>.

Per frenare il cuneo serve acqua dolce: <Intervenire nelle zone boschive è complicato – conclude Costa – mentre ci sono maggiori possibilità dove sono presenti dei terreni agricoli. In questo caso si potrebbe contrastare il fenomeno attraverso interventi che portino acqua dolce in abbondanza per rimpinguare la falda. Servirebbe una striscia di terra da allagare con acqua dolce in modo che funga da barriera all’avanzare del cuneo salino>. Roberto Artioli

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