Ravenna, la siccità abbatte la produzione di grano: -20%

RAVENNA – Il caldo abbatte la produttività delle campagne. L’agricoltura soffre e le previsioni meteorologiche annunciano un altro periodo di passione, con temperature da record e nessuna nuvola all’orizzonte che possa preannunciare qualche pioggia.

La produzione del grano è tra le colture maggiormente sotto la lente di ingrandimento visto quanto sta succedendo in Ucraina che è uno dei Paesi grandi produttori di questo cereale. Ai problemi dovuti al conflitto, si aggiungono quelli del meteo. I campi coltivati a grano in Romagna soffrono tremendamente. «Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti – esordisce Domenico Calderoni, componente della giunta di Coldiretti Ravenna e presidente di Agrisol –. La resa del grano è diminuita in media del 20%. Il raccolto è già stato completato; nelle nostre terre, mediamente per ogni ettaro si ottengono 75-80 quintali di grano, mentre quest’anno ci siamo assestati sui 55-60 quintali. Il caldo ha bloccato la crescita dei chicchi, che sono rimasti più piccoli pur conservando una buona qualità. Le alte temperature di maggio e giugno sono state decisive in senso negativo».

Per il mais è andata addirittura peggio: «Il raccolto di questa coltura deve ancora essere effettuato – spiega Calderoni –. Chi ha la possibilità di irrigare salva in parte il raccolto, ma nei campi non irrigati il mais è destinato alla morte fisiologica. Senza l’apporto di acqua e con queste temperature, la pannocchia non si forma. In poche parole, diventa una coltura a perdere». Calderoni spiega che gli agricoltori guardano ogni giorno le previsioni ma di inversioni di tendenza non se ne vedono. E per ora le piogge sono state scarsissime.

Il meteorologo Pierluigi Randi fornisce alcune informazioni sulle precipitazioni di questa estate: «Nel mese di giugno, le aree più fortunate della Romagna hanno visto 30 millimetri d’acqua, circa la metà di quella attesa. A luglio per ora siamo su 10 millimetri di pioggia quando la media è 40». «La nostra speranza – conclude Calderoni – è che il Canale Emiliano Romagnolo (Cer) continui a rifornire d’acqua le nostre terre; se nelle prossime settimane dovessero esserci ulteriori problemi, la situazione diventerebbe ancora più seria».



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