Ravenna, la figlia di Ilenia al processo: «La mia vita è una condanna»

“La mia vita è una condanna”. Sono le parole di Arianna Nanni, nel ricordare il giorno in cui la madre, Ilenia Fabbri, è stata assassinata.
Ha ripercorso i momenti in cui, lo scorso 6 febbraio, entrò nella tavernetta della casa di via Corbara, trovando il corpo della 46enne, ormai senza vita. “Aveva un taglio alla gola profondo, il sangue era già freddo perché era diventato denso, scuro. Poi aveva aveva gli occhi sbarrati, aperti, erano già opachi poi c’era il corpo che era già rigido”.
E’ un trauma che ancora si riverbera: “Ora, sia di giorno che di notte, mi vengono i flashback di quella mattina. Se sento le campane mi ricordano il funerale o la bara in obitorio, se sento le sirene mi ricordano i poliziotti quella mattina, gli interrogatori o quando hanno portato via mio babbo. Mi danno fastidio i sacchi neri della spazzatura, mi ricordano quelli della Scientifica quando hanno portato via sulla barella il cadavere. Anche al cimitero, quell’odore strano mi dà noia. I coltelli mi ricordano l’immagine che il pm mi ha fatto vedere nel lavandino”.

La deposizione di Arianna Nanni era stata preceduta da quella dell’amica Arianna Massioni, testimone diretta dell’assassinio di Ilenia Fabbri.

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