Ravenna, la “città del metano” è la più cara per il pieno

Prezzi folli per il metano al distributore, ma non per tutti. Ravenna è la più cara, Faenza e il Lughese sono più convenienti. E tra i consumatori c’è sconcerto. Una dinamica che rimbalza di bocca in bocca creando dibattito nei social. All’interno della stessa provincia nel raggio di pochi chilometri il consumatore viene punito o graziato dalla scure degli aumenti. Un paradosso per la città che, per vocazione, è un distretto estrattivo proprio di gas.

Le quotazioni

Ma i numeri del Ministero dello sviluppo economico parlano chiaro. Il prezzo alla pompa di ieri era abbondantemente sopra i 2 euro al chilo superando anche i 3 euro in città, partendo dai 2,395 del distributore Eni di viale Europa (prezzo rilevato il 30 marzo) e di quello di via Faentina Gagliardi Carburanti ai 2,999 del Tap di viale Europa (rilevato sempre il 30 marzo), fino ai 3,5 euro del Cpb Energia Italiana della Statale 16 Adriatica. Stessa offerta al Sant’Eufemia ovest con 2,988, mentre allo Sprit gas Q8 di Russi al 30 marzo era 2,299. Ma spostandosi di poco verso a Bagnacavallo, al Metano Rossetta, il servito scende a 1,8 euro (rilevato il 30 marzo). E così al Metano Faventia di via Emilia Ponente (30 marzo) mentre il Fa Gas Eni di via Emilia o la stazione di servizio Beyfin di via Altini (al 29 marzo) segnava 1,999 euro. A Castel Bolognese il Pb di via Emilia Ponente e il Repsol di via Emilia Levante raggiungono i 2,599. Una dinamica fuori controllo se si pensa che a settembre l’Osservatorio prezzi del ministero indicava il metano oscillante fra gli 0,959 e l’1,189 euro al chilo. A gennaio, quindi prima della crisi ucraina, andava da 1,45 a 2,499 euro per frenare a febbraio con un’oscillazione fra 1,55 e 2,348 euro.

Le compagnie

Una possibile chiave di lettura di tale divario arriva da Sara Reali della Confesercenti. «La differenza di prezzi è imputabile alle compagnie petrolifere e vale per tutti i carburanti. Al benzinaio, penalizzato, non resta che apporre il prezzo. Si tratta di strategie che le compagnie individuano sui territori: la località, la posizione e l’affluenza fanno il prezzo, da qui le differenze fra le zone. Per un pieno di metano servivano 13 euro ora ne occorrono 25 euro». Dalla Federconsumatori Vincenzo Fuschini vede la questione da un’altra prospettiva: «A Ravenna l’impennata dei prezzi riguarda tutti i carburanti e ha coinciso con la vendita del distributore dell’Esp che non è più una pompa bianca, mentre a Faenza quella dell’ipermercato contribuisce a tenere alta la concorrenza e a calmierare i prezzi. Sono esagerazioni senza senso che non dipendono dal singolo benzinaio. E con la crisi, la rete distributiva è destinata a cambiare».

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