Ravenna, l’esame delle ossa di Dante slitta al 2022

La ricognizione sulle ossa di Dante Alighieri, annunciata lo scorso anno tra le iniziative previste nel 2021, in occasione del VII centenario della morte Poeta, non ci sarà. Bisognerà attendere il 2022 per vedere l’intervento che interromperà di fatto il rito introdotto nel 1865, quando furono ritrovate e proseguito nel 1921 in occasione delle VI celebrazioni della morte. Gli strumenti di diagnosi e le conoscenze tecnico scientifiche odierne infatti sono tali da permettere una datazione certa e una conferma o meno dell’autenticità delle spoglie del Poeta, nel tempo divenute oggetto di una vera e propria venerazione laica. Ma prima di procedere è stato chiesto uno studio di fattibilità al dipartimento di Beni culturali, che ha tempo fino alla fine dell’anno per la consegna. Lo studio rientra in un protocollo d’intesa siglato da Comune e dall’università di Bologna.

Le spoglie

Non è dato sapere cosa realmente avvenne nel 1865 quando ci fu il ritrovamento dopo secoli di mistero, né cioè che avvenne nel 1921 in occasione del VI centenario e nel 1944 quando i resti di Dante Alighieri furono traslati per iniziativa di monsignor Mesini, al fine di impedirne la dispersione a causa dei bombardamenti e di evitarne il furto. Ravenna ha costruito il culto e delle spoglie mortali del Poeta. Ora fare la ricognizione sulle ossa significa dire una parola definitiva su una storia travagliata, con il rischio di amare sorprese. Celebre il caso di Arquà e del sacello del Petrarca dove furono trovati frammenti di un cranio femminile, di un’epoca precedente alla vita del poeta. Voluto o meno il ritardo nella ricognizione testimonia che non c’è stata nessuna fretta di procedere.

Il varco

«Dall’università – spiega Maurizio Tarantino, dirigente dei servizi culturali e direttore della biblioteca Classense – ci aspettiamo di conoscere il massimo sulla tomba e su ciò che è contenuto in essa. È necessario individuare il tipo di analisi, il tipo di strumentazioni e le collaborazioni internazionali necessarie per intervenire sui resti contenuti nella cassetta. A questo si deve aggiungere una previsione sui tempi e sui costi da finanziare». L’estrazione, fanno sapere sempre dal servizio cultura, non può avvenire dall’interno della tomba ma dall’esterno del muro posteriore, come è già avvenuto nel 1921 tramite l’apertura di un piccolo varco. Nonostante questo si è deciso di non procedere all’estrazione nel corso del lavoro di restauro della tomba, avvenuto nel 2020. Opportunità che avrebbe evitato un nuovo intervento invasivo sul tempietto, fresco di restauro. L’operazione potrà svolgersi solo nei mesi invernali o comunque con temperature basse per non compromettere l’integrità dei materiali. Non tutto quello che era stato annunciato nel luglio del 2020 ha visto la luce complice l’emergenza sanitaria e molto ha preso forma a celebrazioni avviate. La tomba, aperta anche nei periodi da zona rossa ha continuato a custodire i resti del Sommo Poeta, oggetto nei secoli di attenzioni improprie, con tentativi ripetuti di acquisizioni indebite. Nel 2022 si scriverà un nuovo capitolo della storia del Poeta esule.

Con cadenza ciclica emergono testimonianze indirette sulle sorti delle spoglie mortali di Dante Alighieri. A destare il maggiore interesse è l’ultimo spostamento in ordine di tempo, avvenuto nel 1944, in una città colpita a più riprese dai bombardamenti. Di pochi giorni fa è la testimonianza di Sergio Roncucci, 77 anni, uscita sulla rivista Pen Italia. Roncucci sostiene che le SS ricevettero l’ordine da Hitler di trafugare le spoglie di Dante e di inviarle a Berlino per essere inserite in un mausoleo dedicato ai grandi letterati. Grazie allo spionaggio americano, venne avvertito Raimondo Craveri, genero di Benedetto Croce, Manara Valgimigli e monsignor Mesini il quale poi si sarebbe occupato di sostituire le ossa con quelle di un anonimo defunto con l’aiuto di Bruno e Giorgio Roncucci, padre e fratello di Sergio e la complicità del custode Antonio Fusconi. Operazione che avviene fra il 22 e il 23 marzo del 1944 e che befferà i tedeschi. Data che ricorre però anche in un’altra storia di un testimone a distanza, la guida turistica Paolo Natale Merlati, che nel 2006 rivelò di aver ascoltato per bocca di un caposquadra dei vigili del fuoco, il racconto della traslazione delle ossa a Coccolia nella villa Pasolini. «Tempo fa, – scrive Merlari – incontrai un signore in età avanzata, che mi confidò che le ossa furono sepolte in una fossa, nella villa Pasolini. A testimonianza del fatto fu redatto un verbale firmato da monsignor Giovanni Mesini, da Antonio Fusconi, custode della tomba, dal podestà di Ravenna Gualtieri e da Cesare Tassinari, comandante dei vigili del fuoco». Circostanza mai suffragata da prove o documenti. Ma la versione ufficiale descritta da monsignor Mesini nel volume “La Tomba e le ossa di Dante” racconta invece dell’apertura il 23 marzo del 1944 dell’urna del Poeta da cui vennero estratte due cassette, poi nascoste in una cassa di ferro sepolta nel giardino accanto alla tomba, e coperta da cemento armato. In un bollettino della Camera di Commercio del 1955 emerse un particolare: sopra alla copertura in cemento, venne collocata una cassetta in ferro con le ossa di un ignoto per depistare i tedeschi in caso di profanazione. Il caso rimane aperto. (chi.bi.)

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