Ravenna, il caro bollette preoccupa: “Qualcuno chiuderà”

RAVENNA – La città d’arte pullula di turisti, soprattutto stranieri, che fanno la gioia dei commercianti del centro storico. Il turismo sembra essere tornato in salute dopo la lunga parentesi della pandemia e quest’ultimo scorcio d’estate regala diverse soddisfazioni. Accanto ai segnali positivi, arrivano però messaggi sempre più preoccupanti in vista di un autunno che si prospetta difficile.

Le proposte per affrontare l’impennata dei costi energetici sono molteplici: limitazione dell’illuminazione pubblica, insegne dei negozi spente alla sera, riscaldamenti abbassati di uno o due gradi in meno. «Viviamo un momento molto difficile – commenta Mauro Mambelli, presidente di Confcommercio Ravenna -; ci sono i segnali positivi del turismo e contemporaneamente viviamo come sospesi in attesa delle bollette record in arrivo. Tra gli operatori c’è pessimismo e la sensazione che la prossima sfida sia inaffrontabile. A queste condizioni, molti operatori decideranno di chiudere temporaneamente le loro attività. Pensate solo agli alberghi e al costo di mantenere riscaldate intere strutture in periodi in cui il tasso di occupazione delle camere è basso. I costi rischiano di essere insostenibili. Altrettanto si può dire per i ristoranti. Ogni anno, dopo le feste dei santi di inizio novembre e fino alle festività di dicembre, il settore turistico vive un momento di stanca. È molto probabile che quest’anno in tanti sfrutteranno il momento per chiudere, risparmiando così sui costi. Per molti potrebbe essere una scelta obbligata».

Mambelli spiega che sono già stati presi diversi accorgimenti per risparmiare sull’energia: «Abbiamo trascorso mesi al risparmio ma questa emergenza sembra non finire mai. Oltre all’energia, sono aumentate anche le materie prime e non si vede la fine del tunnel. Per certi versi è addirittura peggio della lotta al Covid. Almeno contro il virus abbiamo messo in campo degli strumenti. Si adottavano accorgimenti e se ne vedevano i risultati, in più c’era l’aiuto della scienza e della medicina. Oggi, invece, siamo di fronte a un’emergenza di fronte alla quale ci sentiamo totalmente impotenti. Siamo di fronte a una cosa più grande di noi. Spegneremo qualche lampadina, abbasseremo il riscaldamento, ma sono solo palliativi rispetto all’impennata dei costi. Ogni volta che arriverà una bolletta saranno dolori. I panificatori sono già allo stremo, non possono certo spegnere i loro forni e non acquistare le materie prime». Tra le proposte paventate a livello nazionale c’è anche lo spegnimento delle insegne dei negozi e la limitazione dell’illuminazione nelle città: «Sarebbero misure che manderebbero in totale depressione la città. Qualcuno ha anche proposto di anticipare di un’ora la chiusura dei ristoranti. Dopo due anni e mezzo di pandemia, dobbiamo ancora patire».

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