Ravenna, il 35% dello smog dovuto alle auto: “Vecchie e inquinanti”

RAVENNA Una città in cui il 35% dell’inquinamento è dovuto al traffico automobilistico, in cui le auto sono 712 ogni mille abitanti (il doppio rispetto alla media europea) e un quarto di queste sono considerate inadeguate alle sfide del cambiamento globale. Viene da questa fotografia la “guerra alle auto” e la scelta di incentivare soprattutto i mezzi pubblici fissata dal Pums (piano urbano della mobilità sostenibile). L’analisi preliminare che inquadra la situazione ravennate fa capire quanto sia difficile la sfida lanciata per il 2032, orizzonte temporale del piano: ridurre la dipendenza dal mezzo privato.

Non sarà facile perché innanzitutto servirà un’inversione di tendenza: da sette anni il tasso di motorizzazione della città è in aumento ma il 25% dei veicoli privati e il 45% è di categoria Euro 3 o inferiore. La quota di veicoli a gasolio è pari al 39,7%. Così «non si registrano cenni di miglioramento nelle concentrazioni medie annuali di Pm10 e il numero di giorni di superamento dei limiti è in aumento» o comunque, negli anni migliori, non si apprezza un calo tale da indurre all’ottimismo. In controtendenza a quanto avviene in Regione, «i consumi di carburante in provincia di Ravenna sono in aumento, anche marcato». Secondo lo studio, il 68% si muove con il mezzo privato.

Una percentuale molto alta, con il trasporto pubblico che attrae pochi utenti. Anche perché, osservano gli studiosi, il «servizio extraurbano (a servizio del forese) è spesso concentrato in pochi orari e strutturalmente poco adatto a servire la domanda generata dalle 60 frazioni del territorio». In un territorio esteso come quello ravennate la poca efficienza del tpl verso le frazioni (lidi esclusi) è uno dei punti deboli principali. Ma anche la «rete urbana è un po’ destrutturata con forti differenziali nei livelli di servizio offerti dalle singole linee, soprattutto in termini di frequenze. L’arco di servizio è ridotto, essendo assenti le corse serali».

Tra i punti deboli anche un indice di lesività e di mortalità degli incidenti in aumento. Nonostante i numeri di sinistri siano in calo, la riduzione del numero di feriti e di morti non segue una diminuzione proporzionale. Tradotto: meno incidenti, ma più gravi anche perché circa il 7% degli incidenti coinvolge un pedone e il 12% un ciclista. Il numero di mezzi pesanti diretta al porto rappresenta un pericolo per la viabilità.

Commenti

  1. Ma ad incentivare la mobilita’ ciclabile non ci pensa nessuno? La citta’ e’ piccola e la gente si muove mediamente troppo poco in bicicletta. La bici deve essere vista come un mezzo di trasporto vero e proprio per tratte fino a 15km. Ma le piste ciclabili non sono in rete, sono discontinue, sono sempre sacrificate ad altre esigenze, ce ne sono poche. Basti pensare all’unica ciclabile che porta al mare. Per piantare un po’ di alberelli ed arbusti c’e voluto l’intervento di Legambiente. Quella ciclabile con il sole a picco e interrotta da rotonde e’la vergogna di questa amministrazione.

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