Ravenna, gli ambientalisti: “Puntare su energie rinnovabili”

Le associazioni ambientaliste procedono in direzione ostinata e contraria rispetto alle scelte compiute sia dal Governo in tema energetico sia dal mondo economico e politico locale, sostenitore convinto della necessità di riprendere le attività estrattive di gas in Adriatico. Legambiente, Greenpeace e Wwf Italia chiedono al governo Draghi di superare la dipendenza dal gas orientando gli investimenti sulle rinnovabili e sull’efficientamento energetico. L’aumento delle bollette e la guerra in Ucraina per gli ambientalisti impongono di accelerare la transizione energetica per uscire dalla dipendenza del gas, a partire da quello della Russia. Gli interventi devono incidere sui consumi domestici e dell’industria e sull’efficientamento del patrimonio edilizio. «Le soluzioni adottate o prospettate dal Governo – scrivono le associazioni ambientaliste – sono anacronistiche e in controtendenza con l’urgente lotta alla crisi climatica». Da qui il no all’aumento della produzione nazionale di gas fossile, all’approvvigionamento di idrocarburi gassosi non provenienti dalla Russia, alla possibile ripartenza di gruppi termoelettrici a carbone o quelli a olio combustibile, al raddoppio di gasdotti operativi per la realizzazione di nuovi rigassificatori, fino ai nuovi finanziamenti alla ricerca del nucleare di quarta generazione. Un percorso che esclude nuove estrazioni in favore di un calendario di azioni nel breve: entro marzo 2023 autorizzare nuovi impianti con fonti rinnovabili per 90 GW di nuova potenza installata, aggiornare entro giugno il Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima 2030 con obiettivo 100% elettricità da rinnovabili al 2035, istituire un fondo di garanzia per la costituzione delle comunità energetiche e attivare entro maggio una strategia per efficienza nei cicli produttivi e sulla mobilità sostenibile. Sempre in tema, escludere entro aprile l’autorizzazione paesaggistica dall’iter per il fotovoltaico sui tetti degli edifici non vincolati dei centri storici e a dicembre occorre rivedere i bonus edilizi, cancellando gli incentivi per la sostituzione delle caldaie a gas. Infine, fissare subito un tetto ai profitti delle aziende che estraggono e trasportano gas fossile o petrolio. Una sorta di atto ostile nei confronti di un intero settore economico. Il tutto preceduto da un decreto sblocca rinnovabili per ridurre i consumi di 36 miliardi di metri cubi entro il 2026.

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