Ravenna, fragole affondate dalla guerra: perso il 90% del mercato russo

Il 70 – 80% del prodotto vivaistico diretto in Ucraina è perduto, percentuale che per la Russia sale al 90%, dato l’alto il rischio di non riuscire a consegnare la merce. Stime che Lucilla Danesi, responsabile commerciale di Geoplant vivai, società di famiglia che commercializza milioni di piante di fragole e di alberi da frutto in Italia e in Europa, racconta con apprensione, sapendo che il settore è vincolato da prodotti deperibili, con cicli biologici precisi. Le consegne per quanto riguarda le piante di fragole, gli alberi di melo e di altri frutti si svolgono, in quei territori martoriati, proprio tra marzo e aprile. Logistica dai costi insostenibili, svalutazione del rublo, pagamenti bloccati e difficoltà nel reperire manodopera sul posto i problemi più gravi che colpiscono il settore vivaistico locale e di tutta la regione.

Il blocco

«Se con la pandemia abbiamo sempre lavorato – spiega Danesi – e la merce poteva viaggiare, la guerra è un’altra cosa, in certi territori chi coltiva con un conflitto in corso? Per noi non sono mercati di riferimento, ma siamo comunque presenti sia in Russia che in Ucraina, abbiamo clienti e distributori, e ci saranno ripercussioni anche nei paesi dell’Est. Uno dei miei referenti non potrà fare il pagamento per l’esclusione della Russia del circuito Swift. Negli ultimi anni abbiamo privilegiato i paesi dell’Ue perché più semplice gestire la logistica, le consegne e la burocrazia». Impossibile poi sostenere per gli acquirenti i costi della logistica, se qualche mese fa un camion di merce dall’Italia costava 7 mila euro ora ne costa tre volte tanto, superando i 20mila euro. «L’Ucraina è un paese in guerra e non compra. I nostri collaboratori per fortuna sono sani e salvi, però sono cauti, e poi molti sono stati richiamati sotto le armi».

La manodopera

La tragedia della guerra riesce ad allargare i suoi nefasti influssi sull’intero continente, minando anche le normali dinamiche commerciali. «Lavoriamo tantissimo in Polonia, dove coltivano tantissimi ettari a fragole, e lì la maggior parte della manodopera è ucraina. Il paese con gli aiuti comunitari è cresciuto e attira manodopera dall’estero. Così come in Italia abbiamo bulgari e rumeni. Non so se gli ucraini, che ora combattono nel loro paese, potranno muoversi. Ci sarà carenza di manodopera in Germania e anche in Italia. E quando non hai manodopera la frutta rimane sulla pianta». Un quadro drammatico che vede il settore agricolo locale alle prese con la siccità e con la scomparsa dei fertilizzanti, per l’80% provenienti dalla Russia, oggi introvabili, con rincari per quelli di altri paesi del 300%.

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