Ravenna, dalla talpa in Questura al santone, fino al maestro di tennis: i complici del medico dei finti vaccini

Fra i nomi degli indagati dell’inchiesta sui finti vaccini del dottor Mauro Passarini spiccano figure che hanno avuto un ruolo chiave nella vicenda. A partire da un assistente capo tecnico in servizio alla Questura che, a inchiesta ormai in corso, avrebbe consultato il sistema informatico della Polizia per controllare lo stato delle indagini e poi riferire a Passarini, dal quale tra l’altro si era fatto vaccinare per finta. Ora deve rispondere di favoreggiamento personale, oltre al concorso in falso. Ricostruita anche la rete degli intermediari più attivi tra la galassia no vax e il medico compiacente. Fra questi un maestro di tennis di un circolo ravennate, una donna di Udine e un “guaritore” di Padova. Il nome dell’allenatore è emerso su indicazione di un infettivologo dell’ospedale di Ravenna, il quale ha rivelato di essersi fatto consigliare dallo sportivo per trovare un collega dal quale farsi vaccinare, ricevendo poi una dose – a detta dello stesso Passarini – “diluita”. Il maestro si sarebbe prodigato a prendere l’appuntamento per la finta dose anche per alcuni suoi atleti minorenni e pure per un tennista professionista, risultato a sua volta negativo al test anticorpale.
C’è poi il “guaritore” dal quale Passarini si recava per frequentare i corsi di meditazione del suo studio olistico di Padova. Sarebbe stato proprio il pranoterapeuta a inviare la famiglia bellunese dalla quale è partita l’inchiesta a Marina di Ravenna, allargando ulteriormente un giro di pazienti no vax ormai consolidato. Sono state invece le analisi dei contatti telefonici tra Passarini e i pazienti provenienti da fuori provincia a portare l’inchiesta fino a Udine, dalla donna che avrebbe inviato a Ravenna altre persone disposte a viaggiare pur di ottenere il Green pass senza ricevere la copertura contro il virus.

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