Ravenna, baby docenti in cattedra per coprire l’emergenza Covid

RAVENNA – In piena emergenza sanitaria nelle scuole è entrata la carica dei giovanissimi supplenti, neo laureati e studenti, abili e arruolati per contenere l’onda d’urto delle assenze per Covid. E per i presidi, come Paolo Taroni, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo di Cotignola e in reggenza dell’Ic Cervia 3 con 30 supplenti a Cervia e 25 a Cotignola, ogni giorno è una sfida.

«Per trovare un supplente occorrono dalle 10 alle 20 telefonate e le nostre graduatorie della messa a disposizione sono esaurite. Tanto che è ancora possibile dare la propria disponibilità. Nell’assoluta emergenza si sono create delle risorse importanti, la stragrande maggioranza ha gran voglia di fare e i bambini percepiscono questa energia, in più hanno trovato l’aiuto dei docenti più esperti. In una scuola dell’infanzia dove prevale il personale femminile ho anche un supplente di 25 anni. All’inizio avevo qualche timore, invece va benissimo con i bambini. Uno dei problemi della scuola italiana è il ricambio generazionale. Si tratta di un’esperienza del tutto positiva. Pochissimi hanno lasciato l’incarico».


Con i docenti guariti che non compensano le malattie, le classi decimate, la scuola vive in prima linea la durezza del momento. «Per noi è una fatica enorme, mancano docenti di matematica e italiano, ma qualcosa di buono c’è. Consiglio ai giovani di iscriversi a Scienze della formazione». Jessica Nati, 21 anni, iscritta al terzo anno di lettere moderne, a novembre era pronta per cominciare un tirocinio nella scuola media di Cotignola; in più agli inizi dicembre è cominciata, inaspettata, l’esperienza nella primaria, a coprire una docente in aspettativa. «Sono contenta perché vedo persone della mia età lavorare, in un Paese dove c’è il problema dei laureati in fuga. Purtroppo senza laurea questa esperienza non varrà come titolo e non maturerò punteggio. Da quando mi sono iscritta all’università pensavo di lavorare nel campo dell’istruzione, certo non mi aspettavo un incarico del genere. Insegno in una scuola dove alcuni docenti erano in servizio quando la frequentavo da alunna e ora sono miei colleghi. Con la didattica a distanza insegnare a studiare è davvero complicato, purtroppo la dad lascia delle lacune, essere a casa o in presenza non è davvero la stessa cosa».


Carlotta Buscaroli, 20 anni da compiere, insegna alla primaria di Barbiano, dopo il diploma al liceo delle scienze umane di Lugo: «Il mio ruolo è quello di docente di potenziamento e in questo periodo, a causa dell’emergenza sanitaria, opero spesso da sola in classe per sostituire insegnanti assenti. Il primo impatto è stato impegnativo, perché mi sono confrontata con la realtà complessa del mondo scolastico, ma i colleghi mi hanno accolto. Con una punta di orgoglio posso dire di avere guadagnato la fiducia dei colleghi “veterani” e ora mi trovo a volte a fare da mentore ad altri insegnanti che approdano nella mia scuola. Per tutto quello che questa esperienza mi sta dando, spero e mi auguro che il mio futuro sia nella scuola».
Anche per Carlotta Martelli, 22 anni iscritta a scienze dell’educazione all’università di Bologna, questo è il primo anno scolastico da docente. «L’impatto con la scuola è andato molto bene. Quello alla primaria di Cotignola è il secondo contratto. Da quando a dicembre mi sono iscritta nelle liste della messa a disposizione in pochi giorni tre istituti mi hanno contattato. Come organico Covid di potenziamento sono su più classi. Finita la triennale deciderò se usare subito l’abilitazione per i nidi o continuare con la magistrale per insegnare alle elementari o alle materne, ma questo spero sia il mio futuro».

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