Ravenna, attesa la pioggia “Ecosistema già mutato dal clima malato”

Mai così desiderata, la pioggia dovrebbe tornare a cadere oggi. Il bilancio della lunga siccità è, però, pesante: a fine marzo la terra si presenta con un tasso di umidità pari al 25%, quando in questo periodo dovrebbe essere vicino al 100%, e la natura spossata. A soffrire non è solo l’agricoltura ma anche i delicati, e preziosi, ecosistemi del territorio. «I mutamenti, dovuti al cambiamento climatico, sono già evidenti e senza l’intervento dell’uomo le nostre preziose zone umide sarebbero già in serio pericolo – commenta Massimiliano Costa, direttore del Parco regionale del Delta del Po dell’Emilia Romagna –. È soltanto grazie all’azione dell’uomo se Punta Alberete, la Valle Mandriole e l’oasi dell’Ortazzo godono di risorse idriche sufficienti per rimanere in salute. Chiaramente, se le portate del Po e di fiumi come il Reno e il Lamone dovessero diminuire ulteriormente, andremmo in una situazione di forte stress».

tartarughe salvate

Costa parla, invece, di situazione tragica nelle zone umide di minori dimensioni, che sono comunque ambienti ricchi di biodiversità: «Là dove di solito, in questo periodo, ci sono acquitrini formati dalle piogge, ora troviamo terra asciutta. I volontari del Cestha lunedì sono intervenuti nella pineta di Classe per salvare alcune testuggini palustri che altrimenti sarebbero morte di fame. Escono dal letargo in questo periodo e di solito nelle bassure della pineta trovano vaste pozze d’acqua dove sfamarsi in abbondanza. Quest’anno le zone d’acqua mancano del tutto. Un’altra anomalia è la straordinaria fioritura di orchidee in corso a Marina Romea». Costa spiega che l’assenza di piogge incide sui boschi, sulle pinete, sui prati e sulle abitudini degli animali: «Un caso emblematico è l’affermazione del fenicottero – dice -. Attualmente il territorio del Parco del Delta ne ospita circa diecimila. Questo perché gli inverni sono diventati più miti e ospitali; è sufficiente tornare indietro di 40 anni per scoprire che la loro presenza in Romagna era una rarità. Gli inverni erano troppo rigidi».

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