Ravenna, “attenzione: anche i videogame possono portare alla dipendenza”

Il gioco online, i social network e gli adolescenti sono protagonisti degli incontri organizzati dallo sportello Esc in collaborazione con il Centro per le Famiglie. Il primo appuntamento, da seguire online, si svolgerà domani con la psicoterapeuta Chiara Pracucci e l’educatore ludico Fabio Bianchetti. Un secondo incontro sarà il 17 marzo, quando si parlerà di “Tutelare i figli da possibili reati subiti o commessi online”, insieme all’avvocato Giordana Pasini (per iscriversi informafamiglie@comune.ravenna.it o telefonare al 342 9080614). «Gli incontri sono organizzati per rispondere alle richieste di diversi genitori – spiega Andrea Caccia, dello sportello Esc –. In particolare, i videogiochi moderni contengono rimandi sempre più diretti al mondo del gioco d’azzardo. Il corso fornirà indicazioni per proteggersi da dinamiche che, complici i due anni di pandemia, si sono ancora più radicate. Genitori ci hanno raccontato di figli che passano oltre 8 ore al giorno davanti ai videogame. Vere e proprie abbuffate». Lo sportello Esc nasce per contrastare le difficoltà sociali, economiche e legali che l’abuso patologico del gioco d’azzardo comporta. Il Villaggio Globale ha in gestione Esc dal gennaio 2020: «In questi due anni abbiamo aiutato 44 persone – spiega Caccia –, accogliendo adulti, anziani e minorenni. In virtù di una situazione sanitaria in miglioramento, presto andremo nelle scuole e nei centri per gli anziani per attività di prevenzione».


Il mondo dei videogame


Chiara Pracucci è psicoterapeuta: «Non vogliamo demonizzare il mondo dei videogame – dice -, ma fornire strumenti utili per conoscerne potenzialità e rischi. Riconoscere il confine tra l’uso e l’abuso. La pandemia ha cambiato tutti noi; ha stravolto le nostre abitudini e anche adesso, che il peggio sembra passato, non torneremo alla vita di prima come se nulla fosse. La pandemia ha limitato lo sport, la socialità e le nostre passioni. Nel primo periodo del covid, i genitori hanno faticato a tenere in casa i figli; oggi, paradossalmente, ci sono giovani che non sono disposti a tornare alla socialità e preferiscono rimanere in casa».
Chiediamo a Chiara Pracucci quali sono i segnali che i genitori devono cogliere: «È bene valutare la frequenza e l’esposizione (per quanto tempo) i figli rimangono davanti ai videogame o social network. L’aspetto più insidioso è l’esclusività: se vogliono fare solo quello, allora è bene avviare un confronto. Occorre, inoltre, osservare se ci sono sbalzi di umore, difficoltà ad addormentarsi o cambiamenti nell’alimentazione». Pracucci si sofferma su un altro aspetto: «Molti videogiochi sono gratuiti ma poi prevedono microtransazioni. Per pochi euro si possono comprare, ad esempio, accessi a livelli superiori, introducendo il meccanismo di pagare per vincere (pay to win). Oppure ci sono le loot box (scatole premio): si paga per qualcosa che non si sa cosa conterrà (quasi dei gratta e vinci applicati ai videogame). Tali dinamiche vengono sottoposte a bambini di 7-8 anni fino ad adolescenti di 16-17 anni. Il corso propone un momento di riflessione e confronto».

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