Quando tra Ravenna e Forlì c’era il tram. “Oggi? Quasi impossibile”

RAVENNA – Non è cambiato nulla o quasi sul tracciato della Ravegnana dal 1881 quando fu inaugurata la tramvia che collegava Meldola e Forlì alla città di Ravenna e al suo scalo portuale. Lo sa bene Sergio Saggi, ingegnere meccanico con la passione per la storia delle ferrovie, che ha lavorato due anni fra archivi e documenti d’epoca per ricostruire nel volume “Il tranvai Meldola-Forlì-Ravenna”, Edizioni del Girasole, le sorti della curiosa avventura commerciale su ferro, terminata nel 1929. L’autore ne discuterà oggi alle 17,30 alla biblioteca Oriani con il direttore della fondazione Casa di Oriani, Alessandro Luparini, e con Gino Maioli, presidente della Dinazzano Po spa, autore della prefazione al volume.

Oggi, come allora, rimane intatto il problema del collegamento fra le due città, tanto che l’Anas sta elaborando un progetto preliminare per allargare dove possibile il tracciato della Ravegnana dopo che i due municipi hanno accantonato l’ipotesi di una strada alternativa. «La tratta Forlì-Ravenna è di 27 chilometri – spiega Saggi –, ma come un tempo per raggiungere Forlì via treno occorre arrivare a Castel Bolognese, 65 chilometri. Da Forlì a Ravenna si deve raggiungere Rimini percorrendone 100. L’Italia è un paese di retroguardia per quanto riguarda lo sviluppo del trasporto su ferro, il binario era posato sulla sede stradale e da Ghibullo verso Ravenna saliva sull’argine. Oggi con il traffico veicolare sarebbe complicata una compresenza. Si potrebbe pensare però ad altri tracciati per ridurre il traffico automobilistico e quello privato con una metropolitana di superficie, ma ci vorrebbe un’altra cultura. L’unico risultato ottenuto dall’allargamento della Ravegnana sarà quello di riempirla ancor più di traffico. Meccanismo perverso che non riusciamo ad abbandonare».

Il libro, ricco di immagini, di documenti e di aneddoti, ricostruisce la storia del tram Forlì-Ravenna, primo e unico tentativo di collegamento diretto, non su gomma, tra le due città romagnole. Tutto cominciò quando Giovanni Brusaporci di Meldola, l’ingegner Giulio Romagnoli di Forlì e la Banca torinese Tachis-Levi & Figli (che fornì i capitali) costituirono una società per la costruzione di una tramvia a vapore tra Meldola e Forlì, successivamente ceduta alla belga Societé Anonyme des Tramways des Romagnes. Il 19 novembre 1881 si ebbe l’inaugurazione della linea Meldola-Forlì, il 10 novembre 1883 venne inaugurata la Forlì-Ravenna e alla fine del 1884 fu completata la diramazione verso la Darsena del Porto di Ravenna. Nel 1900 la tramvia raggiunse anche lo zuccherificio di Classe. L’autore ricostruisce 50 anni di esercizio per il tramvai dotato di 5 carrozze passeggeri e una capienza di circa 100 persone, e molti più vagoni merci. Poi la prima guerra mondiale cambiò tutto e cominciò il declino. In seguito, sostiene Saggi, il regime fascista vide con antipatia la proprietà belga, piena di debiti, e spinse sui servizi automobilistici finanziando la Sita, azienda della Fiat. La liquidazione arriva nel 1929 soprattutto per ragioni economiche. «Mio nonno era cantoniere della fermata di Ghibullo, fu anche imprigionato per 15 giorni in seguito a un deragliamento. Ben presto fu scagionato, in paese si parlò di un sabotatore mosso da invidie personali».

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