Denuncia contro il teatro antimafia delle Albe di Ravenna. Martinelli: "Non ci fermeranno"

Gio 7 Marzo 2019 | Chiara Bissi


RAVENNA. A poche ore dal debutto dello spettacolo Fedeli d'amore, testo di Marco Martinelli in sette quadri sulla figura di Dante, in scena ieri sera al teatro comunale di Carpi, è il regista e drammaturgo a confermare l'esistenza di una querela contro di lui e contro la moglie, l'attrice Ermanna Montanari, per diffamazione aggravata. L'atto è stato presentato al tribunale di Milano dall'ex sindaco di Brescello Ermes Coffrini. Ma non è la figura di Dante il motivo del contendere, bensì un altro testo che anche il pubblico di Ravenna ha avuto modo di apprezzare e che muove dalla vicenda di Donato Ungaro, il vigile urbano di Brescello con la passione del giornalista, licenziato in tronco nel 2002 dall'allora sindaco Coffrini. Ungaro vinse la causa in tutti i gradi di giudizio, nel 2016 il comune di Brescello fu sciolto per condizionamento mafioso, prima amministrazione in Emilia Romagna.

Ungaro aveva visto e scritto. Sembra che Coffrini abbia espresso l'intenzione di sporgere querela anche nei confronti dei direttori di teatri in cui dovesse essere messa in scena l’opera teatrale Saluti da Brescello.

La mafia

«Sappiamo che al tribunale di Milano è stata depositata il 15 dicembre una querela contro di me – assicura Martinelli - contro Marco Belpoliti che ha pubblicato il testo sul sito Doppio Zero e contro Ungaro. Se ci vuole intimidire, non ci impaurisce per nulla.

Ci sono in realtà delle imprecisioni perché Ermanna non è autrice del testo e poi c'è un fraintendimento rispetto a un altro testo Va Pensiero ispirato alla stessa vicenda, ma sviluppata in maniera romanzata». Che a Brescello parlare di mafia non sia semplice anche a distanza di anni lo dimostra la polemica di questi giorni che vede il Comune chiedere chiarimenti su un'iniziativa pubblica che vede ospite proprio Ungaro. «Si tratta di una storia conclusa, ma il fatto stesso di raccontarla tocca un nervo scoperto. Abbiamo in animo di portare lo spettacolo in altri teatri e un gruppo di Reggio Emilia mi ha chiesto di poter rappresentare il testo.

Sapevamo che poteva succedere ed successo, ma i fatti rappresentati corrispondono a verità accertate in via giudiziaria, la mia fonte è Donato Ungaro. Anche Va pensiero mette il dito nella piaga, ma noi crediamo che la nostra terra possa purificarsi. Saremo in scena anche a Reggio Emilia».

Il teatro e i potenti

E alla domanda se il teatro fa paura in Italia, Martinelli di ritorno da Philadelfia dove ha presentato il progetto su Dante e dove prenderà corpo come a Ravenna una chiamata pubblica per il Sommo Poeta, risponde convinto: «Sì, che bello.

Pasolini e Elsa Morante sarebbe contenti, non solo per il nostro caso. Il teatro quando si arma della verità può fare paura ai potenti, in questo modo il suo senso antico irrompe nella contemporaneità. Aspettiamo di vedere la querela, sappiamo della minaccia verso i teatri, il direttore del teatro di Reggio Emilia sapeva della querela e ci ha chiamati con un atto di coraggio, speriamo che ne arrivino altri».

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