Montiano, quei maltrattamenti in casa famiglia, tra botte, ingiurie e cibo scadente: in cella marito e moglie

I due coniugi che gestivano la casa famiglia “Il sorriso”, a Montiano, sono finiti dietro le sbarre del carcere di Forlì, con pene di 4 anni a testa da scontare. Colpa dei maltrattamenti inflitti ai loro piccoli ospiti, già provati da situazioni da incubo e costretti a fare i conti anche con l’inadeguatezza di chi avrebbe dovuto prendersi cura di loro nel percorso per uscirne. Il processo che si è aperto per valutare i comportamenti di Pietro Bagnolini e di sua moglie Maria Emanuela Gianfanti, che hanno rispettivamente 71 e 66 anni, è giunto al capolinea con una sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato quanto deciso nei precedenti due gradi di giudizio. Una pronuncia definitiva che ha fatto scattare l’arresto della coppia. Nei giorni scorsi la polizia l’ha prelevata dalla nuova abitazione a Cesena dove era andata a risiedere da poco e l’ha portata in Questura, e da lì in carcere a Forlì.

Essendo quella una delle poche strutture dove esiste anche la sezione femminile, sono stati rinchiusi nello stesso penitenziario, anche se in ambienti separati. Ora degli aspetti del loro regime di detenzione si occuperà l’avvocato Nannini, al quale Bagnolini e Gianfanti sono stati affidati per l’assistenza legale. Nel procedimento giudiziario scaturito dalla denuncia fatta nel 2014 da un ragazzino che viveva nella casa famiglia, gli imputati avevano infatti avuto altri difensori, sia nel tribunale di primo grado (che li aveva giudicati colpevoli nel novembre 2019) sia davanti alla Corte d’appello (che aveva confermato la sentenza l’anno scorso). Ancora è quindi presto per sapere quali saranno le mosse del nuovo avvocato: è entrato a contatto con questo caso da pochissimi giorni e dovrà studiarlo.

Gli agenti che hanno accompagnato in cella i due condannati lo hanno fatto eseguendo due ordini di carcerazione emessi dalla Procura. Un atto inevitabile dopo che è stata appurata un’amara verità giudiziaria, fatta di percosse, ingiurie, minacce e somministrazione di cibi scadenti. A scoperchiare questa realtà fu un minore, raccontando schiaffi e botte subiti da lui stesso, ma aggiungendo anche che tutti i giovanissimi ospiti di quella casa famiglia, autorizzata ad accoglierne fino a 6 contemporaneamente, venivano trattati male. Riferì tra l’altro che la responsabile, essendo stata avvisata di un controllo da parte dell’Ausl, gli aveva intimato di dichiarare che occupava una stanza diversa da quella che in realtà gli era stata assegnata, in quanto quest’ultima non era a norma e non poteva dunque essere utilizzata. Un’altra giovane ospite, piangendo, disse ai poliziotti: «Mi dà gli schiaffi, ma non ditelo, non voglio che sappiano che io dico queste cose. Dopo mi sgridano. Sanno che quando mi arrabbio dico sempre tutto». Poi lo sfogo angosciante: «Non ce la faccio più a stare qui dentro, voglio andare via».

Al di là dei singoli episodi, a cui anche la troupe della nota trasmissione televisiva “Le Iene” diede risonanza, facendo anche ascoltare registrazioni che facevano immaginare atteggiamenti maneschi, gli inquirenti, e poi i magistrati, hanno ravvisato varie condotte poste in essere dai gestori che erano contrasto con quanto prescritto dalla “Direttiva in materia di affidamento familiare, accoglienza in comunità e sostegno alle responsabilità familiari”. È stato loro rimproverato di non avere assolto alla funzione educativa e di protezione nei confronti degli ospiti, non assicurando un’adeguata risposta ai bisogni affettivi e di cura e non provvedendo neppure in maniera congrua alla loro educazione e istruzione.

È questo il quadro dentro cui sono maturate pene a 4 anni di reclusione per ognuno, per essersi macchiati del reato di maltrattamenti su minori. Non solo. Al primo denunciante, che è maggiorenne già da qualche anno, e a suo padre, costituitisi parti civile, sono state riconosciute provvisionali di 10.000 euro a testa, destinate a crescere a seguito di ulteriori richieste risarcitorie avanzate in sede civile, nella misura di 50.000 euro ciascuno. Infine, è stata disposta l’interdizione dei coniugi dai pubblici uffici per la durata di 5 anni.

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