Montiano, bimba morta di peritonite a Cattolica: calvario per il risarcimento

Il 19 luglio 2017 morì a soli 5 anni, a seguito di una appendicite degenerata in peritonite. Eppure tre giorni prima, visto che aveva la febbre alta e un forte mal di pancia, Teresa, che viveva a Montiano, era stata portata dai suoi genitori all’ospedale di Cattolica, dove una dottoressa che era di guardia di notte in Pronto soccorso non si era accorta di quanto fosse grave la situazione. Si era limitata a indicare di prendere un antibiotico. Finché, nella casa dei nonni a Cattolica la situazione precipitò in modo irreparabile. Per la sottovalutazione della gravità clinica del problema di salute che le costò la vita è in corso a Rimini un processo penale a suon di perizie, per omicidio colposo, a carico del medico che la visitò in Ps, che adesso ha 35 anni ma allora era alle prime esperienze. Entro fine anno quel procedimento giudiziario dovrebbe concludersi, ma c’è un’altra azione legale che sta aggiungendo sofferenza al dolore comunque inconsolabile per la perdita. È il procedimento civile che sta portando avanti l’avvocato Francesco Minutillo, per conto della famiglia naturale della piccola, che al momento del decesso era affidata a un’altra coppia. Una storia struggente che in passato ha fatto parlare anche per i gesti d’amore della famiglia adottiva nel nome di Teresa.

In ballo c’è un risarcimento di centinaia di migliaia di euro, che però – denuncia l’avvocato forlivese – «si sta scontrando contro lo scoglio di una gestione burocratica che dilata i tempi». E che così finisce per «uccidere l’umanità», perché «finché non si arriverà a sentenza l’Ausl non pagherà». Sul piano formale della correttezza giuridica, «niente da eccepire». Però – è l’obiezione – «questo, come altri risarcimenti per responsabilità medica, si potrebbero gestire in modo più semplice e rapido, attraverso le assicurazioni, come avveniva in tempo. Ora l’Ausl segue invece un percorso burocratico differente, pieno di ostacoli e che penalizza le vittime».

Nel caso specifico – prosegue Minutillo – «la prossima udienza di un procedimento che abbiamo attivato nel 2018 è fissata per marzo 2023, ed è probabile che la decisione arriverà non prima del 2024, senza tenere conto di un eventuale appello. Intanto, alla mamma che assisto si chiede di sbordare diverse centinaia di euro, che non ha, per presentare una valutazione autoptica di un medico, che dovrebbe ripetere al giudice perché sua figlia è morta», dopo che ci sono già responsi di esami autoptici eseguiti nell’immediatezza della tragedia. La storia del processo civile per la morte di Teresa, secondo l’avvocato che se ne sta occupando, è «l’emblema di un sistema in cui se hai i soldi riesci a fare valere i tuoi diritti, altrimenti rischi di dovere fare i conti con un lungo calvario. Bisogna mettere mano a quel sistema e cambiarlo, perché non si può più sopportare l’impatto sociale tremendo che ha su chi si rivolge alla giustizia».

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