RAVENNA. Da anni oggetto di studi, ricerche tesi di laurea, la Rocca Brancaleone rimane nel cuore dei ravennati ed è un assillo per gli amministratori che nel tempo non sono mai riusciti a trovare la via per una completa riqualificazione. Ora arriva il progetto preliminare di copertura tramite struttura mobile a velario, mentre lo spazio spettacolo passa da 300 a 1.500 posti con esibizioni anche in caso di maltempo. L’intervento da 8 milioni di euro, 5 ottenuti dal ministero per i beni culturali e tre messi a disposizione dal Comune presenta inoltre una scelta conservativa con la reintegrazione dell’immagine presunta della Rocca così come quando fu costruita. Non esistono infatti documenti antichi o immagini che restituiscano il profilo e le altimetrie originali. Ad illustrare il progetto ieri dopo il lungo silenzio elettorale il sindaco Michele De Pascale, il soprintendente Giorgio Cozzolino, Cristina Muti e Antonio De Rosa di Ravenna festival e l’architetto Emilio Agostinelli della soprintendenza.

Tempi e modi

Per certo il progetto redatto da un gruppo di lavoro coordinato dall’architetto della soprintendenza Emilio Agostinelli prevede una sorta di ricostruzione delle parti demolite in alzato del manufatto quattrocentesco tramite elementi metallici rivestiti da una lamiera stirata permeabile alla vista. I torrioni e la parte sommitale delle mura saranno percorribili, non saranno invece reintegrate le murature né i merli. Il velario di copertura sarà riposto in un raccoglitore nella parte sommitale delle mura di 45 metri e scorrerà su travi reticolari. Il tutto, sarà reversibile e smontabile. Il cronoprogramma dei lavori divisi in 4 lotti prevede la redazione del progetto esecutivo e la gara d’appalto entro l’anno dopo il parere del ministero. L’avvio del cantieri è fissato per il 2021 e il termine per il dicembre del 2022.

Il sogno

Parla di lavoro di squadra il sindaco di operazione strategica, descrive la Rocca come un luogo del cuore che diventa polo di aggregazione, di spettacolo e parco, e porta a casa il risultato che il suo predecessore Matteucci e l’assessore Cassani avevano mancato più di 10 anni fa. E ringrazia Cristina Mazzavillani Muti, che non ha fatto mancare la sua voce e il suo impegno. E lei assicura: «Ho sempre avuto un sogno ereditato da miei nonni e genitori. Già 30 anni fa sognavamo la copertura della Rocca. Chiesi all’architetto Bolzani il plastico della sua tesi di laurea che è rimasto negli uffici del festival per anni. E sono dovuta andare via dal festival per vedere questo risultato. Un giorno ho preso un treno per Roma e sono andata dal ministro Franceschini ed esagerando, lo ammetto, gli ho detto che era una vergogna che la Rocca fosse diventata un rifugio per rospi e pantegane. Non gli ho chiesto soldi ma due giorni dopo il ministro ha chiamato. Si potrebbe pensare di ripristinare il fosso intorno dove un tempo c’era il circolo canottieri».

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