RAVENNA. Mirko Tassinari è un medico di base abituato alle sfide. In passato ha più volte compiuto missioni umanitarie in paesi come il Perù e non si è mai risparmiato sul lavoro. Mai, però, avrebbe immaginato di dover affrontare una sfida tanto grande come quella che sta vivendo. Tassinari è nato e vissuto a Ravenna, si è laureato in Medicina a Bologna ed è conosciuto nel Ravennate anche per il suo percorso di arbitro di calcio. Per amore si è trasferito ad Albino, a pochi chilometri da Bergamo, dove si è sposato. Alcuni anni fa ha aperto uno studio medico in centro a Bergamo e ora si trova nell’epicentro italiano dell’epidemia. «La situazione è molto grave – racconta –: ogni medico di base segue circa un centinaio di pazienti Covid-19, quasi tutti tra le mura domestiche perché i posti in ospedale sono pressoché esauriti. Molti medici si sono ammalati e abbiamo bisogno di mascherine».

Guariti dalla malattia
Mirko ha vinto in prima persona la sfida contro il Covid-19. Poco tempo fa si è ammalato, ha affrontato tosse e febbre persistenti. Oltre a lui si sono ammalate la moglie e la mamma, che era salita in Lombardia da Ravenna per aiutare la famiglia. «Io sono guarito con una cura antibiotica e non ho avuto complicazioni – spiega –, mentre sia mia moglie che mia mamma hanno sviluppato la polmonite e hanno avuto bisogno dell’ossigeno. Ci siamo curati tutti in casa e ora, dopo giorni molto complicati, posso dire che siamo decisamente sulla via del miglioramento. Per fortuna i miei tre figli sono sempre stati bene. Io non sono ancora tornato ufficialmente in servizio, ma ogni giorno rispondo a decine a decine di chiamate dei miei pazienti. Gli ospedali della città sono una sorta di girone infernale, nonostante gli interventi miracolosi per aumentare i letti per la terapia intensiva».

Curati a casa
Tassinari spiega che i numeri forniti dalla Protezione Civile non hanno tanto senso per Bergamo: «I posti letto in ospedale scarseggiano per cui la maggior parte degli ammalati è a casa – dice –. In città i medici di base trattano circa 3mila polmoniti a persone che sono nelle loro abitazioni. I tamponi invece vengono fatti esclusivamente a chi è ricoverato in ospedale, per cui i numeri non possono essere rappresentativi. Come associazione dei medici di base bergamaschi abbiamo inviato un documento in cui stimiamo che sul nostro territorio i positivi al Covid-19 siano quasi 70mila. Siamo di fronte a un’emergenza di sanità pubblica».

Il nemico invisibile
«Qui purtroppo – commenta il medico – siamo diventati superspecialisti di questo coronavirus: nonostante sia grande 16 milionesimi di millimetro, lo sappiamo riconoscere a chilometri di distanza. La caratteristica principale è l’altissima contagiosità, ben più di un’influenza. Può partire con un po’ di tosse, mal di gola e qualche linea di febbre e trasformarsi in 4-5 giorni in una polmonite. Basta pochissimo per trasmettere il virus e il decorso è molto lungo».

Contagio fra familiari
Tassinari sottolinea che per fortuna Ravenna vive una situazione diversa con numeri molto più limitati, questo però non vuol dire abbassare la guardia. «Ogni possibile focolaio va spento sul nascere – dice –. Ripeto ai miei pazienti che il messaggio “restiamo a casa” va benissimo, ma a questo, quando è possibile, bisogna aggiungere “restiamo soli” per evitare contagi tra familiari. A Bergamo i contagi in famiglia hanno aumentato esponenzialmente l’emergenza. Occorre ricambiare l’aria e disinfettare sempre gli ambienti della casa, le maniglie delle porte, i pulsanti delle luci. Anche in cucina va prestata la massima attenzione. Al più piccolo dubbio, marito e moglie non dovrebbero dormire nella stessa camera. Quando si esce per fare la spesa occorrono mascherina e guanti. Mi rendo conto che si tratta di sacrifici grandi, ma ogni contagio evitato è una piccola-grande vittoria nella sfida che affrontiamo ogni giorno».

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