Marco Musmeci, il romagnolo che dirige siti culturali nel Lazio

Marco Musmeci, assessore alla Cultura, Turismo e Comunicazione per il Comune di Montegridolfo nonché vicesindaco, è dal 2021 anche direttore del Museo Archeologico Nazionale Carettoni, dell’Area Archeologica di Casinum, a Cassino, e del Comprensorio Archeologico e Antiquarium di Minturnae, a Minturno, nel Lazio.

Laureato in Architettura all’Università di Firenze e specializzato in Restauro dei monumenti a quella di Genova, Musmeci ha assunto la direzione di luoghi con diverse unicità da scoprire. In particolare, nell’area di Cassino si possono ammirare i resti dell’antica Casinum, tra cui il teatro, l’anfiteatro e il Mausoleo della matrona Ummidia Quadratilla, mentre il museo ospita sia resti preromani, sia altri provenienti dalla città romana, insieme a numerose iscrizioni epigrafiche all’interno del lapidario.

Il sito di Minturno invece ha, oltre a un teatro, anche un tratto originale della via Appia e i resti del foro repubblicano, nonché diversi reperti scultorei e marmorei.

Musmeci, come è stato questo primo periodo nel nuovo ruolo, dal punto di vista dell’ambientamento e degli impegni?

«È stato difficile. Ho ricevuto la nomina un giovedì e dovevo prendere servizio dal lunedì mattina seguente. C’erano problemi per il mio ufficio: avevo una sede temporanea a Palazzo Venezia, mentre ora finalmente ho l’ufficio nella zona di Santa Croce in Gerusalemme. Ci sono state poi varie complicazioni derivate da carenza di personale: all’arrivo avevo circa 60-65 dipendenti, ma in un anno più della metà è andata in pensione. Poi mi sono impegnato in problemi mai affrontati prima da altri, come la creazione di un piano di gestione e di manutenzioni. Quando sono arrivato, non c’erano nemmeno i bagni per i disabili, la prima cosa che ho fatto ripristinare. L’obiettivo è rendere fruibili a chiunque queste bellezze».

Che peculiarità ci sono in queste diverse aree?

«Il comprensorio archeologico dell’antica Minturnae ha 50mila metri quadrati di scavi all’aperto. È difficile spiegare che cosa sia una città romana. Per fare un esempio, noi abbiamo il sistema di drenaggio che corrisponde ancora a quello di età romana: la cloaca sotto la via Appia permette di far defluire le acque da interi isolati. Da poco sono anche direttore del Ponte Real Ferdinando, primo ponte sospeso costruito in Italia, nel 1832. Questo per far capire quanto la tipologia dei beni che gestisco sia varia. Si va dalla spada di San Vittore, spada sannita del V-VI secolo a.C. su cui è inciso per la prima volta il nome “Roma”, a statue come l’Eroe di Cassino o quella di Augusto a Minturno, a monumenti come l’Anfiteatro di Casinum o il Mausoleo di Ummidia Quadratilla, uno spazio architettonico incredibile, del I secolo, con una planimetria cruciforme impostata su un cerchio perfetto e con le pietre megalitiche che avvolgono il visitatore. Inoltre si sta lavorando alla candidatura Unesco per Minturno all’interno del più ampio progetto Via Appia regina viarum, il cui tratto che attraversa Minturnae non è agricolo, ma urbano, davvero particolare. Abbiamo due fori, uno di età imperiale e uno di età repubblicana, che è stato poi saturato con due templi, e c’erano tantissime fontane, per l’abbondante presenza d’acqua nella zona. Si trovano poi tantissimi collegamenti con l’urbano moderno. Per esempio, all’ingresso della città c’era un centro commerciale, il macellum, simile a quelli odierni, e di fronte si aveva un fast food, mentre vicino al teatro, un edificio pubblico, c’erano le latrine».

Ci sono differenze nella gestione, nell’organizzazione e nella promozione dei musei e della cultura tra la Romagna e il Lazio?

«Sì, enormi. Ci sono differenze anche tra Cassino e Minturno, dal punto di vista storico e materiale. Io ricordo sempre che, incontrando il direttore generale Massimo Osanna per il passaggio di consegne, dissi che, essendo di Rimini, ho la valorizzazione nel mio dna. Lì ci sono enormi potenzialità inespresse, siti che potrebbero essere lanciati come nuove mete, ma alcuni sono sconosciuti. Adesso, per esempio, sto programmando interventi di valorizzazione assolutamente innovativi, in particolare una collaborazione con Francesca Storaro, figlia di Vittorio Storaro, specializzata come architetta della luce e designer. Il progetto prevede l’illuminazione di tutta l’area archeologica in modo da collegarla alla città contemporanea di Cassino e all’Abbazia di Montecassino e si ispira alla figura di Ummidia Quadratilla, a cui si deve la creazione dell’anfiteatro e la commissione di un tempio».

In Italia abbiamo un immenso patrimonio da tutelare, cosa che richiede un ingente impiego di risorse. Ritiene che la gestione della cultura in Italia sia ottimale o si possa fare meglio?

«Tutto si può far meglio. Ognuno porta il proprio bagaglio culturale e la propria esperienza. Appena arrivato, ho cercato di capire le problematiche e di partecipare a tutte le possibilità di finanziamento disponibili. Ci sono dei problemi antichi nella cultura italiana, tra cui sicuramente alcuni dovuti all’enorme dimensione del patrimonio da conservare, tutelare e valorizzare. I problemi di gestione alla cultura, come quelli di manutenzione, si risolvono con finanziamenti e progetti concreti. Pochi giorni fa a Minturno, mentre facevo attività amministrativa, ho visto entrare nel sito dei giovani studenti di archeologia. Sono allora corso a incontrarli, per poi portarli in visita, spiegando anche le varie problematiche e come avevo intenzione di risolverle. Cerco di trasmettere ai giovani l’importanza di questi luoghi, come valori espressi dall’articolo 9 della Costituzione. Dall’altra parte del fiume Garigliano poi ci sono realtà difficili, come la terra dei fuochi. Cercare di presidiare i territori attraverso la cultura è importante».

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